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Mar Nero, attaccata una petroliera turca carica di greggio

Pubblicato: 26/03/2026 11:34

Un attacco nel cuore del Mar Nero riaccende le tensioni sulle rotte energetiche. Una petroliera carica di greggio è stata colpita nelle prime ore di giovedì a circa 14 miglia dal Bosforo, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo.

La nave, denominata “Altura”, appartiene a una compagnia turca con sede a Istanbul ed era partita dalla Russia. Secondo i media locali, si tratta di un attacco coordinato, avvenuto in piena notte.

Le prime ricostruzioni parlano dell’impiego di un drone e di un mezzo di superficie autonomo. Una dinamica che suggerisce un’azione pianificata e tecnologicamente avanzata, in linea con gli scenari più recenti dei conflitti marittimi.

La petroliera aveva lasciato il porto di Novorossijsk, sulla costa nord-orientale del Mar Nero, trasportando circa 140.000 tonnellate di petrolio. Un carico ingente che rende l’episodio ancora più delicato sul piano economico e ambientale.

Secondo le informazioni disponibili, la nave risulta inserita nelle liste di sanzioni dell’Unione europea ed è classificata come parte della cosiddetta “flotta ombra”, utilizzata per aggirare le restrizioni internazionali sul commercio energetico.

I danni provocati dall’attacco hanno colpito la parte superiore dello scafo e la sala macchine. Proprio da qui sarebbe iniziata un’infiltrazione d’acqua, che ha costretto l’equipaggio a lanciare un segnale di emergenza.

I soccorsi sono stati immediati. Una nave presente in zona ha fornito la prima assistenza, mentre sono intervenute anche unità specializzate della sicurezza costiera turca per mettere in sicurezza l’imbarcazione e monitorare la situazione.

Nonostante la violenza dell’attacco, non si registrano feriti tra i membri dell’equipaggio. Un elemento che evita, almeno sul piano umano, un bilancio più grave in un contesto già altamente sensibile.

La storia della petroliera racconta un intreccio di proprietà e passaggi societari internazionali. Negli ultimi anni l’imbarcazione ha cambiato più volte nome e gestione, fino a entrare nel mirino delle sanzioni occidentali. Un dettaglio che aggiunge ulteriori ombre su un episodio destinato ad avere ripercussioni ben oltre il tratto di mare in cui è avvenuto.

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