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Lo sciame sismico nel centrodestra

Pubblicato: 27/03/2026 15:14

La scossa principale è stata, assolutamente inaspettata quantomeno nelle dimensioni, lunedì 23 alle ore 15, dopo i primi exit pool del referendum sulla giustizia. È stata una scossa molto forte, di 6° grado Richter. A questa scossa principale stanno, ora dopo ora, seguendo altri fenomeni collaterali, potremmo definire che è in atto uno sciame sismico, che non si sa se di assestamento o prodromico di qualche evento più devastante. La faglia di Colle Oppio si è scontrata con la zolla tettonica dell’opinione pubblica, che sottotraccia stava entrando, per varie spinte cinetiche, in rotta di collisione con il governo Meloni. Al terremoto di lunedì sono seguite le dimissioni di Bartolozzi e soprattutto Delmastro il martedì, le combattute, e piene di presagi, dimissioni della Santanchè il mercoledì, nella giornata di giovedì vengono segnalati due fenomeni da analizzare con cura, le dimissioni di Gasparri da capogruppo al Senato di FI, ed una indagine della GdF che apre nuove faglie in Terna, RFI e Difesa. L’accusa è classica, c’è del marcio corruttivo.

Le dimissioni di Santanchè e Gasparri sono simbologiche di un cambio della guardia. Loro erano tra i più antichi centurioni rimasti della seconda repubblica, entrambi pugnalatori di Fini e per molto tempo, più Gasparri, vicini a Silvio Berlusconi. Sembra che la defenestrazione di Gasparri sia stata se non ordinata quantomeno avallata da Arcore, lato Marina, completa di sostituzione con Stefania Craxi. Gasparri insieme a Barelli presidiavano il partito in Parlamento per conto di Tajani, che in questa vicenda sembra non abbia toccato palla, troppo occupato a scendere le tapparelle delle ambasciate per difendersi dai missili iraniani. Marina lo dichiarava da tempo che voleva un cambiamento, ma nello status quo nulla si muoveva. Oggi le condizioni sono mutate, il piano si è inclinato e le teste rotolano.

Molti altri fenomeni sismici si propagheranno per li rami delle periferie del sistema politico, ci si prepara al voto in un clima di estrema incertezza, per le tante variabili coinvolte. Lo scontro con le procure era stato finora più su alcune azioni di governo, vedi i decreti Albania, il caso Al Masri o problematiche amministrative, la più grossa di tutte quella sul Ponte sullo Stretto. Si segnala che l’Anac subito dopo il voto referendario dichiara che la gara sul Ponte dovrà, essendo passati decenni, essere rifatta, mentre ancora Ciucci balla sul Titanic mentre i fondi gli vengono tolti per essere riconvertiti. Sembra che tutto si sia polarizzato magneticamente contro l’area di governo, e non siamo nemmeno alla prima settimana. L’altro giorno in RAI, società barometro del potere, è andato in onda un servizio sulla terribile situazione delle carceri minorili e delle comunità di recupero, oltre 1.300 in Italia, che parlava di latitanza di politiche di finanziamento e sostegno, proprio contro il DAP di Delmastro. Una settimana fa non sarebbe andato in onda.

Pensiamo che da oggi, soprattutto per coloro che saltavano e cantavano Bella Ciao, ma anche quelli più seri e professionali, avranno un altro slancio le inchieste contro la corruzione, il voto di scambio, le aderenze mafia-politica. In Sicilia come in Lombardia.

In più un dato. Molti giovani, solitamente distratti o indifferenti, si sono recati a votare. Costoro forse nemmeno conoscono la Seconda Repubblica e le coalizioni che in essa si sono formate. Provano incomprensioni, disagi e lontananza dallo status quo, che non li rende né protagonisti né partecipi, essendo un paese costruito da vecchi, per i vecchi. E quindi votano in maggioranza contro chi è oggi al potere. Ed oggi al potere c’è il centrodestra, a Roma ed in tante amministrazioni regionali e comunali che andranno al voto prossimamente. Il voto della generazione zero non è quantitativamente enorme, ma se polarizzato può portare quei 4/5 punti di scarto che spostano gli equilibri, più di Lupi o Calenda. Loro vogliono politiche, non si accontentano di un sottosegretario alle politiche giovanili, come la Meloni con Berlusconi.

Siamo ancora agli inizi dello sciame, e non detto che qualche altra scossa, internazionale o giurisdizionale, non scuota un palazzo politico che si scopre non protetto sismicamente.

Consiglio non richiesto, con tutto il rispetto per Malagò, persona addetta e affascinante, e del bravissimo Zaia che non vorrà Salvini, forse oggi sarebbe il caso di mettere al turismo una bell’albergatrice del Sud, terra che al turismo può ancora dare molto, e soprattutto ha votato contro.

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