
Si è conclusa a piazzale del Verano la manifestazione nazionale di No Kings Italia, tappa romana della mobilitazione globale “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Un corteo lungo, partecipato e politicamente eterogeneo che ha attraversato la Capitale per ore, trasformandosi progressivamente in una protesta non solo contro la guerra, ma anche contro il governo e le politiche interne.
La mobilitazione ha riunito un fronte ampio: dalla Cgil all’Arci, fino a movimenti, collettivi, centri sociali e realtà più radicali. Oltre 700 le sigle aderenti secondo gli organizzatori, con partecipanti arrivati da tutta Italia. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto lungo il percorso.
Partenza tra slogan politici e critica al governo
Il corteo è partito nel primo pomeriggio da piazza della Repubblica, con lo striscione “Per un mondo libero dalle guerre”. Fin dalle prime battute sono emersi slogan contro l’esecutivo, con cori indirizzati alla presidente del Consiglio e cartelli di protesta.
In piazza anche i leader di Avs Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Ilaria Salis, insieme al segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha subito dato una lettura politica alla manifestazione: “Questa è la piazza del no al referendum e contro il governo”.
Secondo Landini, la mobilitazione rappresenta una “grande domanda di pace” e una risposta ai rischi di derive autoritarie, con un legame diretto tra conflitti internazionali e problemi sociali interni, a partire da salari e diritti.
Corteo lungo e partecipato, cambia il percorso
Con il passare delle ore, la manifestazione ha assunto dimensioni superiori alle attese iniziali. Dopo aver raggiunto Porta San Giovanni, gli organizzatori hanno chiesto e ottenuto dalla Questura l’estensione del percorso fino a piazzale del Verano.
Il corteo ha così attraversato via Carlo Felice, Porta Maggiore, San Lorenzo, la Tangenziale Est e via Tiburtina, trasformandosi in un lungo serpentone che ha impegnato la città per gran parte della giornata.
Nel pomeriggio, i manifestanti hanno attraversato anche un tratto della tangenziale Est, con lo slogan “Blocchiamo tutto”, incidendo anche sulla viabilità cittadina. Sui muri sono comparse le frasi “Meloni assassina” e “Spara a Giorgia“. «Nessuno vuole sparare a Giorgia, basta con questa narrazione», ha puntualizzato una manifestante presente al corteo.
Scontro sui numeri: 300mila secondo gli organizzatori, 25mila per la Questura
Forte divergenza sulle cifre della partecipazione. Gli organizzatori hanno parlato di 300mila persone, mentre la Questura ha stimato circa 25mila manifestanti, con la coda del corteo ancora in zona Esquilino nel tardo pomeriggio.
Una distanza significativa che riflette non solo la difficoltà di quantificare eventi di queste dimensioni, ma anche la diversa lettura politica della giornata.
Bandiere internazionali e messaggi contro la guerra
La manifestazione ha avuto una marcata dimensione internazionale. In corteo sventolavano numerose bandiere della Palestina, dell’Iran, di Cuba e del Venezuela, accanto ai simboli della pace.
Non sono mancati anche messaggi contro leader internazionali, con striscioni come “Trump boia”, e simboli forti come una bandiera israeliana ricoperta di vernice rossa, a indicare la denuncia delle operazioni militari in corso.
Tensioni simboliche e presenza di gruppi radicali
Nel corso della giornata si sono registrati anche momenti di tensione simbolica. Tra questi, l’esposizione dei volti di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Carlo Nordio a testa in giù davanti a una ghigliottina scenica nei pressi di Santa Maria Maggiore.
Presenti anche gruppi anarchici, con striscioni contro il 41bis e richieste di liberazione per detenuti, segno della pluralità – e delle differenze interne – alla piazza.
Roma, tensione alla manifestazione 'No Kings': accesi fumogeni e mostrate foto a testa in giù di Meloni, La Russa e Nordio. Spunta anche una ghigliottina di cartone durante il corteo.
— LaPresse (@LaPresse_news) March 28, 2026
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Le richieste politiche e il caso Salis
Dal corteo sono arrivate anche richieste dirette al governo. Nicola Fratoianni ha sollecitato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a convocare l’ambasciatore tedesco sulla vicenda di Ilaria Salis, definita “una vicenda gigantesca”.
Annunciate iniziative anche a livello europeo, mentre i manifestanti chiedono chiarimenti immediati sulle azioni dell’esecutivo.
#Roma #NoKings, piazza immensa contro il Governo Meloni! pic.twitter.com/kXfYbEVpr8
— Ilaria Salis (@SalisIlaria) March 28, 2026
Una mobilitazione tra guerra e politica interna
La manifestazione No Kings si è così configurata come un evento su più livelli: protesta contro la guerra e il riarmo, ma anche piattaforma di critica politica interna, con riferimenti al referendum e all’operato del governo.
La conclusione al Verano, dopo ore di corteo e un percorso ampliato, fotografa una mobilitazione ampia ma eterogenea, in cui convivono istanze diverse, dalla protesta pacifista alle rivendicazioni più radicali.
Un segnale politico che, al di là dei numeri, indica la presenza di un fronte di opposizione sociale in cerca di sintesi e rappresentanza.


