
L’inchiesta sull’attentato dinamitardo che ha colpito il giornalista Sigfrido Ranucci sta vivendo una fase di accelerazione decisiva grazie ai nuovi riscontri ottenuti dalle forze dell’ordine. Il conduttore di Report è stato vittima di un attacco gravissimo lo scorso ottobre, quando un ordigno di notevole potenza è stato fatto esplodere davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano. Le ultime notizie fornite dagli investigatori e riportate dalla stampa nazionale indicano una pista precisa che porta direttamente alla criminalità organizzata campana. Non si è trattato di un semplice atto intimidatorio, ma di un’operazione pianificata con modalità paramilitari che avrebbe potuto avere conseguenze letali per il giornalista e la sua famiglia.
La traccia dell’auto nera
Le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, si sono concentrate sulla ricostruzione dei movimenti di una piccola vettura scura intercettata dai sistemi di videosorveglianza. Questa utilitaria nera è stata ripresa mentre giungeva dalla Campania poco prima della deflagrazione per poi fare immediato ritorno nella stessa regione subito dopo l’attacco. Il tragitto della macchina non viene considerato un elemento casuale ma rappresenta la prova di una logica di trasferta criminale. Il commando, composto probabilmente da tre persone, avrebbe varcato i confini regionali con il solo scopo di colpire l’obiettivo prefissato per poi rientrare in un territorio considerato sicuro o sotto il controllo del clan di appartenenza.
La natura dell’ordigno utilizzato chiarisce ulteriormente la gravità delle intenzioni degli attentatori. Non si è trattato di una bomba carta o di un petardo molesto, bensì di un dispositivo contenente circa un chilo di esplosivo composto da gelatina da cava e polvere pirica. La detonazione, avvenuta alle ore 22.17, ha sprigionato una forza d’urto tale da distruggere l’auto di Ranucci, una Opel Adam, e danneggiare pesantemente la Ford Ka della figlia che era parcheggiata nelle immediate vicinanze. Il crollo del cancello e i danni strutturali subiti dalla facciata dell’edificio dimostrano che chi ha piazzato la carica era consapevole del potenziale omicida della stessa. Gli inquirenti sottolineano che solo il caso ha evitato che ci fossero vittime o feriti gravi al momento dello scoppio.
Il legame con la camorra
Tutti i segnali raccolti finora portano gli investigatori a ritenere che la camorra sia il mandante o l’esecutore materiale di questo atto di violenza. La dinamica dell’attacco, la provenienza del commando e l’uso di materiali esplosivi tipici di certi contesti malavitosi rafforzano l’ipotesi di una vendetta legata alle attività giornalistiche di Ranucci. Un testimone oculare avrebbe riferito di aver visto un uomo vestito di nero e incappucciato mentre si allontanava a passo svelto dopo aver posizionato il pacco bomba. La freddezza dell’esecuzione suggerisce la presenza di professionisti del crimine che avevano studiato le abitudini della vittima e i tempi di reazione delle forze dell’ordine locali.
Il movente dell’attentato viene ricercato nel lavoro d’inchiesta svolto dalla redazione di Report. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si è posata sul servizio denominato Battaglia Navale, che ha sollevato pesanti interrogativi sulla gestione del cantiere Cnv di Adria. In quell’occasione erano emersi dettagli inquietanti su forniture di armi non registrate destinate all’estero e su una rete di contatti societari molto ramificata. Molti di questi collegamenti portavano direttamente verso società con sede in Campania e verso soggetti sospettati di essere vicini a dinamiche criminali di stampo camorristico. È possibile che il lavoro di Ranucci abbia toccato interessi economici vitali e che la risposta dei clan sia stata quella di tentare di mettere a tacere la voce del giornalista con il tritolo.
L’analisi del percorso effettuato dall’auto nera è tuttora al centro di un minuzioso puzzle investigativo che coinvolge telecamere private e impianti di sicurezza condominiale. Il pubblico ministero Carlo Villani sta supervisionando ogni singolo fotogramma estratto dagli occhi elettronici sparsi lungo le arterie che collegano il litorale romano alle autostrade verso il sud Italia. Oltre alla notte dell’attentato, si stanno verificando i filmati dei giorni precedenti per individuare eventuali sopralluoghi che confermerebbero la tesi del pedinamento costante ai danni di Ranucci. Alcuni residenti della zona avevano segnalato nei mesi scorsi rumori sospetti e colpi esplosi in aria, interpretati oggi come possibili prove generali o avvertimenti crescenti culminati poi nell’esplosione finale.


