
Il mondo della cultura e della musicologia italiana perde una delle sue penne più affilate e autorevoli. All’età di 89 anni si è spento Michelangelo Zurletti, una figura che ha segnato profondamente la critica musicale del nostro Paese, legando il suo nome alla nascita di grandi testate nazionali fin dal loro primo numero. Studioso dal profilo acuto e anticonformista, Zurletti è stato un intellettuale radicale, capace di formulare giudizi che non cercavano mai il compromesso con le mode del momento. Molti nell’ambiente lo temevano per quelle sue “prese di posizione integraliste, senza sfumature”, ma era altrettanto ammirato per un rigore di pensiero e una solidità culturale fuori dal comune, espressi attraverso una scrittura dalla bellezza asciutta e marmorea.
Una vita per la musica: da Saluzzo ai vertici della critica
Nato a Saluzzo nel 1937, Zurletti aveva costruito la sua formazione tra la laurea a Roma e il diploma in pianoforte a Pescara. La sua è stata una carriera poliedrica: non solo critico per Repubblica e per le principali riviste di settore, ma anche voce storica della critica radiofonica. Parallelamente, ha svolto un’attività didattica instancabile, insegnando Storia della Musica nei Conservatori di Perugia, Pesaro e Roma. Tra le sue opere letterarie restano pietre miliari la monografia su Alfredo Catalani del 1982 e il celebre volume “La direzione d’orchestra – Grandi direttori di ieri e di oggi”, edito da Ricordi, considerato un trattato minuzioso e insostituibile per chiunque voglia approcciarsi al podio.
Esperto indiscusso del Novecento, Michelangelo è stato un difensore agguerrito dei versanti più “alti e spigolosi” della musica contemporanea, dedicando saggi fondamentali a maestri come Luigi Nono, Goffredo Petrassi e Luigi Dallapiccola. Il suo dinamismo si è espresso anche nella direzione artistica, guidando istituzioni del calibro dell’Orchestra della Rai di Roma e Napoli e la Sagra Malatestiana di Rimini. Tuttavia, il legame più profondo è stato quello con il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”, che ha diretto dal 1984 fino al 2025. In oltre quarant’anni di gestione, ha trasformato l’istituzione spoletina in una fucina di talenti, puntando tutto sul lancio di giovani cantanti e su un repertorio in perenne rinnovamento.
La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile: Zurletti era una personalità libera e spregiudicata, “estranea ai clan e alle correnti”, un uomo dalle idee ferree che non permettevano intromissioni. Un individualista colto che ha saputo guardare all’innovazione con lo sguardo severo di chi conosce perfettamente il passato.


