
Si è spenta il 24 marzo a Los Angeles, dopo una lunga malattia, Biruté Mary Galdikas, figura centrale della primatologia mondiale e punto di riferimento nella tutela degli oranghi. Aveva 79 anni. A darne notizia è stata l’Orangutan Foundation International, l’organizzazione da lei fondata nel 1986 per proteggere gli ecosistemi del Borneo e le grandi scimmie che li abitano.
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Con la sua scomparsa si chiude simbolicamente un’epoca: Galdikas era l’ultima rappresentante delle cosiddette Trimates, il trio di studiose selezionate dal paleoantropologo Louis Leakey che ha rivoluzionato la comprensione delle grandi scimmie antropomorfe e, di riflesso, delle origini umane.
Dalla fuga in Europa alla scelta della foresta
Nata nel 1946 in Germania da genitori lituani in fuga, cresciuta in Canada, Biruté Galdikas ha scelto una vita lontana dai riflettori, dedicandosi interamente alla ricerca scientifica sul campo. A differenza di altre figure più mediatiche, ha trascorso oltre mezzo secolo immersa nella foresta pluviale del Borneo, studiando una specie fino ad allora quasi sconosciuta.
Fu Louis Leakey, già noto per le sue ricerche nella Rift Valley, a individuarla tra le giovani studiose e a indirizzarla verso gli oranghi. Una scelta allora considerata rischiosa: questi primati erano ritenuti difficili da osservare, solitari e sfuggenti.

Il campo di ricerca nel Borneo
Nel novembre del 1971, a soli 25 anni, Galdikas raggiunse la riserva di Tanjung Puting, nel Kalimantan indonesiano, dopo un lungo viaggio fluviale. In quel contesto isolato, senza infrastrutture né tecnologie, fondò il Camp Leakey, destinato a diventare uno dei centri più importanti per lo studio degli oranghi.
Le difficoltà iniziali furono enormi: settimane di osservazione senza risultati, ambienti ostili e condizioni estreme. Ma proprio lì maturò un approccio innovativo, basato su pazienza e adattamento ai ritmi della natura, quello che lei stessa definiva un “tempo da orango”.
Scoperte scientifiche fondamentali
Il contributo di Biruté Galdikas alla scienza è stato decisivo. In pochi anni riuscì a raccogliere più dati sugli oranghi di quanti ne esistessero fino a quel momento. Tra le sue scoperte più rilevanti:
- una dieta estremamente varia, composta da oltre 400 alimenti
- la struttura sociale della specie, prevalentemente solitaria
- le strategie di sopravvivenza nella foresta
- il lungo intervallo tra le nascite, tra i 7 e gli 8 anni
Quest’ultimo dato si è rivelato cruciale per la conservazione della specie: una riproduzione così lenta rende gli oranghi particolarmente vulnerabili alla caccia e alla distruzione dell’habitat.

Dalla ricerca alla tutela degli oranghi
Accanto alla ricerca, Galdikas ha sviluppato un impegno concreto nella riabilitazione degli oranghi orfani, vittime di bracconaggio o deforestazione. Attraverso la sua fondazione, ha contribuito al recupero e alla reintroduzione in natura di oltre 500 esemplari.
Un lavoro che non è stato privo di critiche, soprattutto per il contatto diretto tra umani e animali, ma che nel tempo ha dimostrato la sua efficacia. Il suo approccio ha unito scienza e conservazione, diventando un modello internazionale.
Un’eredità lunga oltre cinquant’anni
Con oltre centomila ore di osservazione sul campo, il suo studio rappresenta uno dei più lunghi mai condotti su un mammifero da un singolo ricercatore. Galdikas ha inoltre contribuito alla designazione del Tanjung Puting come parco nazionale, garantendo una protezione concreta a uno degli ultimi habitat degli oranghi.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e ha insegnato per decenni, formando nuove generazioni di studiosi. La sua attività ha avuto un impatto duraturo non solo nella comunità scientifica, ma anche nelle politiche globali di tutela ambientale.
La fine di un’era
Con la morte di Biruté Galdikas, dopo la scomparsa delle altre protagoniste del gruppo, si chiude definitivamente la stagione delle Trimates. Un periodo caratterizzato da una ricerca immersiva, lontana dalle tecnologie moderne, fondata sulla presenza costante negli habitat naturali.
La sua fondazione continuerà l’attività sotto la guida del figlio, mentre il campo nel Borneo resta operativo grazie anche al contributo delle comunità locali.
Il desiderio finale della studiosa era quello di tornare nella foresta, accanto al marito, nel luogo che aveva scelto per tutta la vita. Una scelta coerente con un’esistenza interamente dedicata alla protezione della natura e alla comprensione degli esseri viventi più vicini all’uomo.


