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Guerra e shock energetico, l’inflazione torna a crescere in tutta Europa: i dati allarmanti

Pubblicato: 31/03/2026 12:35

La politica monetaria europea si trova nuovamente ad affrontare uno scenario complesso, segnato da uno shock energetico negativo e da un contesto di forte incertezza. A sottolinearlo è il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto all’assemblea dei partecipanti.
Un quadro che richiama da vicino quanto accaduto nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, quando i mercati energetici subirono forti tensioni con effetti immediati su inflazione e crescita.

Inflazione in rialzo nell’Eurozona: pesa l’energia

A confermare le preoccupazioni è anche l’andamento recente dei prezzi. Secondo la stima flash di Eurostat, l’inflazione annua nell’Eurozona è salita al 2,5% a marzo, in netto aumento rispetto all’1,9% registrato a febbraio, seppur leggermente al di sotto delle attese degli analisti.

Alla base dell’accelerazione c’è soprattutto il rincaro dell’energia, legato alle tensioni internazionali e alla crisi in Medio Oriente. L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, ha provocato un’impennata dei prezzi di gas e petrolio. La componente energetica segna infatti un aumento del 4,9%, dopo il calo del 3,1% del mese precedente.

Più contenute le altre voci: i servizi crescono del 3,2%, mentre alimentari, alcol e tabacchi si attestano al 2,4%. I beni industriali non energetici registrano invece un incremento più limitato, pari allo 0,5%.

Inflazione core in calo, effetti ancora parziali ma resta sopra l’obiettivo nel 2026

Un segnale importante arriva dall’inflazione core, che esclude le componenti più volatili. Il dato scende al 2,3% dal 2,4% di febbraio, indicando che l’aumento dei prezzi non si è ancora trasmesso pienamente al resto dell’economia.

Anche in questo caso, i numeri risultano inferiori alle previsioni del mercato, ma confermano un contesto ancora instabile, in cui gli effetti dello shock energetico potrebbero manifestarsi con maggiore intensità nei prossimi mesi.

Secondo le proiezioni della Banca centrale europea, illustrate da Panetta, nel 2026 l’inflazione nell’area euro dovrebbe restare al di sopra del target, per poi rientrare gradualmente solo nel corso dell’anno successivo.

Allo stesso tempo, la crescita economica appare destinata a essere più debole rispetto alle stime precedenti, segno di un equilibrio sempre più fragile tra stabilità dei prezzi e sviluppo economico.

Il rischio di uno scenario più critico

Panetta ha evidenziato come le prospettive possano peggiorare ulteriormente nel caso in cui lo shock energetico si rivelasse più intenso e duraturo rispetto alle previsioni di base.

In uno scenario del genere, l’effetto sarebbe duplice: da un lato un ulteriore aumento dell’inflazione, dall’altro un rallentamento ancora più marcato della crescita. Una combinazione che renderebbe più complesso il compito delle banche centrali, chiamate a bilanciare politiche restrittive e sostegno all’economia.

Una fase di nuova incertezza

Il richiamo al 2022 evidenzia come l’economia europea si trovi ancora esposta a shock esterni, in particolare sul fronte energetico. Un elemento che continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la stabilità macroeconomica.

In questo contesto, le decisioni della Bce saranno cruciali per contenere le pressioni inflazionistiche senza compromettere ulteriormente una crescita già in rallentamento.

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Ultimo Aggiornamento: 31/03/2026 16:13

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