
Il mondo dell’informazione e delle istituzioni si ferma per dare l’ultimo addio a una delle sue figure più stimate. La notizia che nessuno avrebbe mai voluto leggere è stata confermata dal bollettino ufficiale del San Camillo Forlanini: “La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente Roberto Arditti”. È stato dunque constatato il decesso, ma la professionalità e l’umanità che hanno contraddistinto la vita di Arditti proseguiranno oltre la fine: i supporti vitali restano infatti attivi per permettere il prelievo degli organi, “nel rispetto della volontà donativa espressa in vita dal paziente”. In questo momento di immenso dolore, la famiglia ha chiesto a tutti il massimo rispetto della privacy, mentre la politica e il giornalismo si stringono in un abbraccio corale.
Il vuoto nel giornalismo: il cordoglio delle istituzioni
La scomparsa di Arditti, a soli sessant’anni, lascia un vuoto incolmabile in quel dialogo sottile tra cronaca e palazzi del potere. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso un dolore profondo per la perdita dell’amico e collega: “Perdiamo un intellettuale, giornalista di valore e importante punto di riferimento nella comunicazione politica e istituzionale”, ricordando il suo ruolo cruciale alla direzione de Il Tempo e nel progetto Formiche. Parole cariche di stima sono arrivate anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha ammesso come fino all’ultimo si fosse sperato in un esito diverso: “In queste ore abbiamo sperato in un miracolo che purtroppo non è arrivato: Roberto Arditti non è più tra noi”. La Russa ha voluto sottolineare come Arditti avesse posto la sua intelligenza al servizio del Senato, lasciando un segno indelebile.
Anche il ministro Paolo Zangrillo ha voluto rendere omaggio a quella che ha definito una “voce autorevole e libera del giornalismo italiano”, capace di analizzare il Paese con una profondità di sguardo rara. La scomparsa prematura di un uomo che aveva ancora molto da dare al dibattito pubblico rende il lutto ancora più difficile da elaborare per chiunque abbia condiviso con lui percorsi umani e professionali.

