
Il diesel può davvero arrivare a 3 euro al litro entro giugno. Non è più una provocazione ma una traiettoria concreta, legata all’andamento della guerra in Iran e soprattutto alla tenuta dello Stretto di Hormuz, snodo decisivo per il traffico globale di petrolio. È qui che si gioca la partita: durata del conflitto e reazione dei mercati delle materie prime sono le variabili che determineranno l’impatto reale sui prezzi.
I numeri raccontano già un’accelerazione netta. Tra metà febbraio e metà marzo il gasolio sui mercati internazionali è raddoppiato, superando l’euro al litro. Alla pompa questo si traduce in un prezzo industriale vicino ai 2 euro, già visibile nei listini italiani. Se la dinamica resta invariata – senza ulteriori escalation ma anche senza interventi fiscali – le quotazioni possono salire fino a 2 euro, spingendo il prezzo finale verso quota 3 euro nel giro di due mesi.
Il Brent trascina i prezzi
A guidare questa corsa è il petrolio Brent, che nell’ultimo mese ha registrato un aumento superiore al 40%, superando i 109 dollari al barile dopo un ulteriore balzo dell’8%. Il mercato dei carburanti segue questa traiettoria quasi in tempo reale, con effetti che si trasferiscono rapidamente ai distributori. La benzina mostra una dinamica meno violenta, con la soglia dei 3 euro che, a parità di condizioni, slitterebbe verso settembre.
Sul fronte della disponibilità, però, non emergono criticità. La rete italiana continua a essere rifornita senza problemi, anche nei giorni di maggiore mobilità per le festività. Ma il quadro europeo resta più pesante: da Bruxelles arriva l’avvertimento di uno shock energetico destinato a durare, con ipotesi che includono il razionamento del carburante e il ricorso alle riserve strategiche.
Bollette e trasporti sotto pressione
L’aumento delle materie prime si riflette già sulle bollette. Nel primo mese pieno di guerra, il prezzo del gas per gli utenti vulnerabili è salito del 19,2%, con un incremento medio annuo superiore ai 230 euro. Il costo complessivo tra luce e gas supera ormai i 2.000 euro annui per famiglia, riportando i livelli alla crisi energetica del 2022.
Gli effetti si estendono anche ai trasporti. Le compagnie aeree stanno valutando una riduzione dei voli per l’aumento del cherosene, con meno collegamenti e prezzi in crescita. Nel trasporto su gomma, il caro diesel mette in difficoltà autobus turistici e servizi locali: in poco più di un mese i costi sono saliti del 20%, con un impatto diretto sui bilanci delle aziende e sul servizio offerto.
Anche l’agricoltura è sotto pressione. Il gasolio agricolo è aumentato fino al 60%, mentre i fertilizzanti hanno raddoppiato i prezzi. Il risultato è una catena di rincari che rischia di trasferirsi sui prodotti alimentari, alimentando una nuova spinta inflattiva. Se il conflitto dovesse prolungarsi, l’effetto non sarà solo sui prezzi, ma anche sulla produzione, con una possibile riduzione delle superfici coltivate.


