
È morto all’età di 67 anni lo chef statunitense Tom Valenti, figura di riferimento della ristorazione newyorkese e protagonista di una stagione culinaria capace di unire raffinatezza e tradizione. A darne notizia è stata la famiglia: Valenti si è spento in un ospedale vicino alla sua residenza nel New Jersey, a Byram Township, dopo una breve e improvvisa malattia.
Con il suo stile personale, spesso definito come una “haute cuisine con il gene della nonna”, ha saputo trasformare piatti apparentemente semplici come lo stinco d’agnello e le costine brasate in vere icone gastronomiche, apprezzate da critica e pubblico.
Dalla formazione a Parigi al successo a New York
La carriera di Valenti affonda le radici nella grande tradizione francese. Si formò infatti al celebre ristorante Guy Savoy di Parigi, in un periodo di grande crescita del locale nelle guide Michelin, affinando tecniche e visione culinaria.
Rientrato negli Stati Uniti, si impose rapidamente nella scena newyorkese lavorando come vice chef al Gotham Bar & Grill, accanto a Alfred Portale. In quella fase contribuì allo sviluppo dello stile noto come “tall food”, caratterizzato da impiattamenti verticali e scenografici, che hanno segnato un’epoca nella presentazione dei piatti.
Il suo nome è poi diventato indissolubilmente legato a ristoranti come Ouest, dove ha portato avanti una cucina capace di fondere influenze francesi e italiane con ingredienti semplici reinterpretati in chiave contemporanea.
Una cucina tra eleganza e memoria
Valenti è stato considerato uno degli chef più originali della sua generazione proprio per la capacità di coniugare tecnica e memoria. Nei suoi piatti convivevano la precisione della cucina d’autore e il richiamo a una dimensione più familiare e rassicurante.
La sua filosofia gastronomica si fondava sull’idea che anche gli ingredienti più umili potessero essere elevati attraverso la tecnica, senza però perdere il legame con la tradizione. Un approccio che gli ha permesso di distinguersi in un contesto competitivo come quello di Manhattan.
Autore e divulgatore
Nel corso della sua carriera, Valenti ha pubblicato anche diversi libri di cucina, tra cui un volume dedicato a ricette per persone affette da diabete, condizione con cui conviveva personalmente.
Un contributo che rifletteva non solo la sua attenzione alla gastronomia, ma anche un interesse più ampio per il rapporto tra alimentazione e salute, affrontato con uno sguardo pratico e accessibile.
L’impegno dopo l’11 settembre
Accanto alla carriera culinaria, Valenti è stato protagonista di un importante impegno sociale. Nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001, si attivò per sostenere le famiglie dei lavoratori della ristorazione colpiti dalla tragedia.
Da quell’iniziativa nacque la fondazione Windows of Hope, che raccolse milioni di dollari destinati non solo al sostegno immediato, ma anche al finanziamento degli studi per i familiari delle vittime. Un progetto seguito dallo chef nel tempo, fino al completamento dei percorsi universitari dei beneficiari.
Il cordoglio del mondo della cucina
La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande emozione nel mondo della gastronomia. Colleghi e amici lo ricordano come una figura centrale per la cucina americana contemporanea.
Lo chef Andrew Zimmern lo ha definito “uno dei più influenti della sua generazione”, mentre Michael Lomonaco, cofondatore di Windows of Hope, ha sottolineato non solo il talento professionale ma anche le qualità umane, ricordandolo come una persona generosa e profondamente legata alla propria comunità.
Con la morte di Tom Valenti scompare uno dei protagonisti di una stagione culinaria che ha saputo innovare senza dimenticare le radici, lasciando un’impronta duratura nella storia della ristorazione internazionale.


