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Papa Francesco tra affetto e dolore: il libro Padre racconta il volto umano del Pontefice

Pubblicato: 07/04/2026 07:52

C’è una dimensione intima, quasi domestica, che attraversa le pagine di Padre, il libro di Salvatore Cernuzio in uscita il 7 aprile per Piemme. Non è il racconto del Papa istituzione, ma quello dell’uomo Jorge Mario Bergoglio, capace di mescolare tenerezza, ironia e una profonda inquietudine per il mondo contemporaneo. Il ritratto che emerge è quello di un Pontefice unico nel panorama recente, discusso da alcuni ambienti tradizionalisti, ma al tempo stesso capace di conquistare una vasta opinione pubblica, anche lontana dalla pratica religiosa. È proprio questa tensione tra critica e consenso a rendere ancora più interessante la figura descritta nel libro.

Alla base del racconto c’è un rapporto personale, nato quasi per caso e poi cresciuto nel tempo. Cernuzio, giornalista dei media vaticani, racconta di una lettera consegnata durante un volo papale nel 2021 e di quella telefonata inattesa: “Buonasera, sono Papa Francesco”. Da lì prende forma un legame fatto di incontri semplici, conversazioni informali e momenti di quotidianità condivisa, come i pomeriggi a Casa Santa Marta o i gelati divisi “nella coppetta, così ne mangiamo di più”. Un’amicizia che diventa anche occasione di confidenze, tra giudizi su Sergio Mattarella, considerato “un uomo illuminato”, e impressioni su Giorgia Meloni, fino al riferimento al futuro successore, il cardinale Robert Francis Prevost, definito “un santo”.

Il dolore per la guerra e le occasioni mancate

Uno dei fili più forti del libro è il dolore del Papa per i conflitti globali, quella che lui stesso ha definito più volte una “Terza guerra mondiale a pezzi”. Dalle parole riportate emerge una sofferenza autentica, quasi personale, di fronte ai morti di ogni fronte: “Mi fa soffrire vedere i morti, ragazzi – sia russi che ucraini, non mi interessa – che non tornano”. Il Papa racconta anche il senso di sorpresa nel trovarsi a guidare la Chiesa in un’epoca così segnata dalla guerra, ricordando come tutto sia iniziato con la Siria, per poi allargarsi allo Yemen e alla tragedia dei Rohingya.

In questo contesto si inserisce anche la delusione per i tentativi diplomatici falliti, come quello con la Russia. Il contatto con Sergey Lavrov e il mancato dialogo diretto con Vladimir Putin vengono vissuti come un’occasione mancata, quasi una riduzione del ruolo del Papa a interlocutore secondario. Accanto a questo, emerge il desiderio di viaggi mai realizzati: il sogno di andare a Kiev e Mosca insieme, ma anche le mete più lontane come il Libano, la Cina, Capo Verde e le Isole Canarie, mentre resta sorprendentemente esclusa la sua Argentina, per una ragione che lui stesso definisce irrisolta.

L’ironia, Gaza e gli ultimi giorni

Accanto al dolore, il libro restituisce un tratto fondamentale della personalità di Francesco: il suo costante umorismo. Anche nei momenti più drammatici, come la preghiera solitaria del 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta durante il Covid, il Papa non rinuncia a una battuta, confessando di aver pensato soprattutto “a non scivolare”. È un modo per rompere la tensione, per restare umano anche nella solennità del ruolo. Lo stesso spirito emerge nei racconti legati a Giorgia Meloni, tra ironie sul suo abbigliamento e risate su episodi politici diventati virali.

Ma c’è anche un’altra ferita aperta: quella di Gaza, vissuta con angoscia quotidiana. Il Papa telefonava ogni sera a padre Gabriel Romanelli, cercando di offrire vicinanza e conforto a una comunità sotto le bombe. In queste pagine si intrecciano la dimensione spirituale e quella profondamente umana del Pontefice, fino agli ultimi giorni segnati dal ricovero al Gemelli e da una sofferenza spesso nascosta. Il libro si chiude su quella che Cernuzio definisce la “follia di Dio”, una forma di genialità pastorale che ha caratterizzato il pontificato di Francesco, rendendolo una figura capace di lasciare un segno profondo, ben oltre i confini della Chiesa.

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