
Il piccolo schermo può essere un palcoscenico spietato, dove una parola fuori posto pesa come un macigno. Lo sa bene Gerry Scotti, che è dovuto tornare sui suoi passi dopo l’uscita infelice sugli insegnanti di sostegno durante una recente puntata de La Ruota della Fortuna. Il conduttore ha scelto lo spazio del proprio game show, nella serata del 7 aprile, per tentare di ricucire lo strappo con il pubblico. Tutto era nato da un dialogo con una concorrente, docente di italiano, storia e geografia, che per l’anno in corso ricopriva l’incarico sul sostegno. La replica di Scotti, “Lo so che chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento”, era risuonata come un affronto per migliaia di professionisti, associazioni e famiglie che vedono nel sostegno una missione e non un ripiego burocratico.
Il mea culpa in diretta: “Chiedo scusa per la mia ignoranza”
Davanti alle telecamere, il volto storico di Mediaset ha abbandonato il consueto tono gioviale per ammettere l’errore con insolita gravità. “Alcuni giorni fa ho maldestramente utilizzato male una parola, ho sbagliato. Probabilmente ho creato offesa nei confronti delle persone che hanno bisogno dell’attività di sostegno, le famiglie, i papà e le mamme dei ragazzi. Vi chiedo scusa per la mia leggerezza e per la mia ignoranza”, ha dichiarato Scotti. Il presentatore ha cercato di spiegare come il suo intento fosse quello di accendere un faro sulla precarietà dei giovani docenti in Italia, finendo però per sminuire una funzione pedagogica delicatissima. Ha poi aggiunto con amarezza: “Ignoravo, usando quella parola, di creare un problema così grosso. I vostri figli meritano un’attenzione più grande, anche nella scelta degli insegnanti che si occupano di loro”.
La polemica ha sollevato un velo sulla reale percezione del docente di sostegno, figura che richiede il conseguimento del TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e una specializzazione post-laurea in pedagogia speciale. Ridurre questo ruolo a un mero “accontentarsi” significa ignorare il diritto allo studio dei più fragili e il valore di chi sceglie l’inclusione come vocazione. Sebbene il conduttore abbia rivendicato la propria buona fede, il caso ha evidenziato quanto sia sottile il confine tra la battuta da game show e l’offesa verso una categoria professionale spesso invisibile ma essenziale. Resta da vedere se queste scuse basteranno a placare il malumore delle associazioni che chiedono, oltre alle parole, una maggiore sensibilità culturale verso il mondo della disabilità.

