
Proseguono gli interrogatori a Campobasso per chiarire cosa sia accaduto ad Antonella Di Ielsi e alla figlia quindicenne Sara Di Ielsi, morte a fine dicembre dopo un rapido peggioramento delle loro condizioni di salute. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso stanno cercando di ricostruire con precisione chi fosse presente, dove e quando nei giorni precedenti alla tragedia.
L’ipotesi del veleno
Una delle piste prese in considerazione è quella di un possibile avvelenamento con ricina, una sostanza estremamente tossica. Tuttavia, gli inquirenti attendono ancora risultati decisivi: il quadro potrà chiarirsi solo dopo il deposito dell’autopsia e degli esami tossicologici affidati al Centro Antiveleni di Pavia.
Le certezze, al momento, sono poche. Anche il giorno del presunto avvelenamento non è ancora stato stabilito con sicurezza.
Il nodo della cena del 23 dicembre
In un primo momento l’attenzione si era concentrata sulla cena del 23 dicembre, l’unica a cui non aveva partecipato la figlia maggiore Alice, che infatti non ha accusato alcun sintomo.
Secondo gli esperti, però, i sintomi da ricina compaiono entro 10 ore dall’assunzione, mentre il decesso sopraggiunge generalmente tra 48 e 72 ore.
Le due donne si sono recate per la prima volta in ospedale la mattina di Natale. Il giorno precedente, secondo quanto ricostruito dai familiari, stavano bene: Antonella aveva cucinato e portato alcune pietanze a pranzo dai suoi genitori e la sera aveva cenato con altri parenti. Nessun altro commensale, però, ha accusato malori.
Il peggioramento improvviso
Madre e figlia hanno iniziato ad avvertire forti sintomi intestinali durante la notte e la mattina si sono recate all’ospedale di Campobasso. Nei giorni successivi sono tornate più volte al pronto soccorso, fino al rapido collasso degli organi.
La quindicenne Sara è morta il 27 dicembre, mentre la madre è deceduta poche ore dopo, la mattina del 28 dicembre.
Il caso del padre
Un punto ancora oscuro riguarda il marito di Antonella e padre della ragazza, Gianni Di Vita. Come ha spiegato il primario dell’ospedale di Campobasso Vincenzo Cuzzone, l’uomo avrebbe riferito di aver avuto episodi di vomito e diarrea il giorno precedente, ma non ha mai manifestato sintomi durante la visita medica.
Per precauzione è stato trasferito allo Istituto Spallanzani di Roma, dove però gli esami sono risultati negativi e le sue condizioni sempre stabili.
Da qui uno degli interrogativi principali per gli investigatori: se non si trattava di ricina, quale malore ha colpito l’uomo?
L’interrogatorio e l’inchiesta
Gianni Di Vita è stato interrogato per sei ore dagli inquirenti. Durante l’audizione avrebbe dichiarato di non ricordare molti dettagli, tra cui i cibi consumati nei giorni precedenti alla tragedia.
Assistito dall’avvocato Arturo Messere, ha ribadito la sua disponibilità a collaborare:
“Sono a vostra disposizione, voglio la verità. La mia famiglia è distrutta”.
Al momento l’inchiesta non registra indagati, mentre gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e attendono gli esiti degli esami scientifici che potrebbero chiarire la causa delle morti.


