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“Benzina alle stelle, cosa devono fare subito gli italiani”. Parla l’esperto: “Gli errori da evitare”

Pubblicato: 13/04/2026 13:39

Secondo quanto riportato da Leggo, che ha intervistato Davide Tabarelli – presidente di Nomisma Energia e professore all’Università di Bologna – la nuova fase di tensione internazionale rischia di avere effetti immediati sui prezzi dell’energia. Tra negoziati falliti e lo spettro della chiusura dello Stretto di Hormuz, il mercato si prepara a una nuova ondata di instabilità.

Il messaggio che arriva agli automobilisti è diretto, quasi brutale nella sua semplicità: «Suggerisco di andare a fare il pieno subito». Tabarelli fotografa un momento di transizione: «Oggi ci saranno ancora leggere riduzioni, ma già da domani i prezzi torneranno a salire». Un avvertimento che suona come un conto alla rovescia.

Nel dettaglio, il problema non è la benzina ma il gasolio. «La benzina non è un problema: siamo sotto 1,80», osserva. «Il gasolio è il vero nodo». Ed è proprio qui che si concentrano le preoccupazioni, perché il diesel è più esposto alle tensioni internazionali e alla logistica globale.

Cosa fare, dunque? La risposta è meno comoda di quanto si vorrebbe: «L’unica cosa che possiamo fare è consumare meno». Ridurre gli spostamenti, evitare viaggi non necessari, ripensare l’uso quotidiano dell’auto. Non una soluzione strutturale, ma una strategia di sopravvivenza in una fase incerta.

Eppure, niente scenari apocalittici. «Non è un’apocalisse», chiarisce Tabarelli. «Nel mondo c’è tantissimo petrolio e gas». Il problema, semmai, è temporaneo: una fase di assestamento che potrebbe durare settimane, ma che richiede attenzione e adattamento da parte dei consumatori.

Più preoccupante è il quadro macroeconomico. Il rischio di recessione cresce giorno dopo giorno: «Un mese fa lo stimavo al 15%, oggi siamo intorno al 45%». Una progressione che racconta meglio di qualsiasi grafico la velocità con cui il contesto globale sta cambiando.

E allora perché il petrolio non schizza alle stelle? «È una delle cose più bizzarre di questa crisi», ammette. «Due mesi fa avrei scommesso su 200 dollari al barile». Invece, tra scorte elevate, eccesso di produzione e riserve strategiche, il sistema sta reggendo meglio del previsto.

Il confronto storico aiuta a capire: «Questa crisi è peggiore di quella degli anni ’70», spiega, «ma allora si pensava che il petrolio stesse finendo. Oggi sappiamo che le riserve sono abbondanti». Un ribaltamento totale della prospettiva energetica globale.

Infine, lo sguardo si sposta sull’Italia. «È un delitto economico non sfruttare le nostre risorse», attacca Tabarelli. La produzione nazionale potrebbe raddoppiare, riducendo la dipendenza dall’estero e generando miliardi di euro. Sul gas, invece, prevale un cauto ottimismo: «Nel 2022 era a 300, oggi siamo a 45. Dobbiamo stare attenti, ma non è così grave». Una crisi seria, dunque, ma ancora sotto controllo – a patto di consumare meno e aspettare che la tempesta passi.

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Ultimo Aggiornamento: 13/04/2026 13:57

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