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“Ci vendicheremo!”. Il governo Meloni fa infuriare i cinesi: cosa succede

Pubblicato: 14/04/2026 08:14

Il caso Pirelli si trasforma in un nuovo terreno di scontro tra Italia e Cina, segnando una frattura evidente nei rapporti economici tra Roma e Pechino. Al centro della vicenda c’è l’intervento del governo italiano attraverso il golden power, misura che ha imposto stringenti limitazioni alla presenza del gruppo statale cinese Sinochem, primo azionista della società degli pneumatici.
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Scontro sul controllo di Pirelli

La decisione dell’esecutivo italiano ha colpito direttamente Marco Polo International Italy, veicolo controllato da Sinochem che dal 2017 detiene il 34,1% di Pirelli. Le restrizioni introdotte ridisegnano in modo significativo gli equilibri interni alla governance della società, ponendo limiti precisi al ruolo dei rappresentanti cinesi.

In particolare, il decreto stabilisce che gli azionisti riconducibili a Pechino non possano nominare più di tre consiglieri su quindici nel consiglio di amministrazione. A questi viene inoltre preclusa la possibilità di ricoprire incarichi apicali come presidente, vicepresidente o amministratore delegato, così come la guida dei comitati interni.

Ulteriori vincoli riguardano la circolazione delle quote: viene infatti vietata la cessione delle azioni a soggetti collegati o riconducibili alla sfera pubblica cinese, inclusa la Sasac, l’ente statale che supervisiona gli asset pubblici.

Autonomia gestionale e limiti agli investitori cinesi

Il cuore del provvedimento punta a garantire una piena autonomia gestionale a Pirelli, impedendo qualsiasi forma di direzione o coordinamento da parte dell’azionista cinese. La società italiana dovrà quindi mantenere indipendenza nelle relazioni con clienti e fornitori, oltre che nella definizione dei piani strategici, industriali e finanziari.

Viene inoltre imposto un obbligo preciso: respingere eventuali richieste che vadano oltre le normali prerogative di un socio. Una misura che, di fatto, riduce drasticamente il peso decisionale di Sinochem all’interno del gruppo.

Il provvedimento arriva al termine di una fase caratterizzata da forti tensioni tra la componente italiana e quella cinese dell’azionariato. Determinante è stata la scadenza dell’accordo che per sette anni aveva regolato i rapporti tra Sinochem e Marco Tronchetti Provera, attraverso la holding Camfin, aprendo così lo spazio per un intervento diretto del governo.

La reazione di Sinochem e il rischio legale

La risposta del fronte cinese non si è fatta attendere. In una nota ufficiale diffusa da Marco Polo, la società ha definito le misure adottate come discriminatorie, sostenendo che violino i diritti garantiti agli azionisti dal diritto societario italiano e dallo statuto della stessa Pirelli.

Secondo quanto comunicato, tali restrizioni rischiano di avere un impatto negativo sul clima degli investimenti in Italia, scoraggiando ulteriori iniziative da parte di operatori stranieri. Non solo: Sinochem ha espresso l’intenzione di valutare azioni legali per tutelare i propri interessi, aprendo così a un possibile contenzioso internazionale.

Il caso Pirelli assume quindi una dimensione che va oltre la singola operazione societaria, trasformandosi in un segnale politico ed economico. La vicenda evidenzia le crescenti cautele dell’Italia nei confronti degli investimenti esteri in settori considerati strategici, ma allo stesso tempo rischia di incrinare ulteriormente i rapporti con la Cina, in un contesto globale già segnato da tensioni commerciali e geopolitiche.

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