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“Stop al rinnovo automatico della convenzione con Israele”. L’annuncio a sorpresa di Giorgia Meloni

Pubblicato: 14/04/2026 12:27

Dal palcoscenico del Vinitaly arriva una presa di posizione che va ben oltre il contesto fieristico e assume un forte valore politico: il governo italiano ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele. Una scelta che segna una discontinuità evidente rispetto agli anni passati, durante i quali Roma aveva mantenuto una linea di sostegno costante nei confronti di Tel Aviv e del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Questa volta, però, l’esecutivo di Giorgia Meloni ha deciso di fermarsi, interrompendo un automatismo che durava dal 2016 e che riguardava un memorandum d’intesa cruciale per la cooperazione militare tra i due Paesi.

Non si tratta di un accordo marginale: il testo definisce infatti la cornice per lo sviluppo congiunto di tecnologie, lo scambio di materiali e la collaborazione tra apparati militari, rendendolo uno strumento strategico tanto sul piano industriale quanto su quello geopolitico. Il rinnovo, previsto ogni cinque anni senza particolari passaggi politici, sarebbe dovuto scattare proprio in queste ore, ma il contesto internazionale – segnato da una crescente crisi in Medio Oriente – ha imposto una riflessione più ampia e, alla fine, una decisione politica esplicita.

Dietro lo stop c’è infatti una discussione interna all’esecutivo, descritta come intensa e articolata, maturata mentre i rapporti tra Italia e Israele attraversano una fase di forte raffreddamento. Le tensioni diplomatiche sono emerse con chiarezza negli ultimi giorni: l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, è stato convocato dal ministero degli Esteri israeliano in seguito alle dichiarazioni del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che da Beirut aveva criticato apertamente i raid dell’esercito israeliano, accusati di aver provocato migliaia di vittime.

Un passaggio diplomatico delicato, che arriva a pochi giorni da un episodio speculare ma altrettanto grave: era stato lo stesso Tajani a convocare l’ambasciatore israeliano dopo che, nel sud del Libano, alcuni soldati dell’Idf avevano sparato colpi di avvertimento contro i militari italiani impegnati nella missione Unifil, con un proiettile caduto a pochissima distanza da uno di loro. Un segnale concreto di quanto il clima tra i due Paesi si sia deteriorato rapidamente, trasformando episodi isolati in veri e propri incidenti diplomatici.

In questo contesto si inserisce anche la pressione politica interna, che da settimane spingeva per una revisione dell’accordo. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein aveva chiesto apertamente di fermare il rinnovo automatico, sollevando interrogativi sulla coerenza della linea italiana. Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione parlamentare per ottenere chiarimenti immediati sulle intenzioni dell’esecutivo.

A queste posizioni si è aggiunta quella di Marco Grimaldi, che aveva definito il rinnovo dell’accordo un atto capace di “sporcare il nome dell’Italia”, sintetizzando in modo netto il clima critico che si è consolidato attorno al memorandum. La scelta del governo, dunque, non arriva in un vuoto politico, ma al termine di una crescente pressione istituzionale e mediatica.

La sospensione del rinnovo segna così un punto di svolta che apre interrogativi più ampi: si tratta di una pausa tattica, legata all’evoluzione della crisi e ai rapporti diplomatici contingenti, oppure dell’inizio di una revisione più profonda della politica estera italiana? La risposta dipenderà dai prossimi sviluppi, ma una cosa è certa: l’automatismo che per anni ha regolato i rapporti nel settore della difesa tra Italia e Israele è stato interrotto, e difficilmente potrà tornare a essere considerato un semplice atto tecnico.

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Ultimo Aggiornamento: 14/04/2026 16:09

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