
Il caso giudiziario che ha coinvolto l’europarlamentare Ilaria Salis segna un nuovo passaggio procedurale significativo sul piano internazionale, con l’archiviazione del procedimento penale in Ungheria comunicata formalmente dal tribunale di Budapest. Una decisione che interviene a distanza di mesi da un percorso giudiziario complesso, intrecciato con dinamiche politiche europee e con il tema dell’immunità parlamentare.
La comunicazione è stata resa nota dalla stessa Salis, che ha riferito di aver ricevuto la notifica ufficiale lo scorso 1° aprile. Un esito atteso, ma non ancora confermato pubblicamente dalle autorità giudiziarie ungheresi fino alla comunicazione formale, che chiude almeno temporaneamente il procedimento nel Paese in cui era stato avviato.
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Archiviazione in Ungheria e immunità parlamentare
L’archiviazione del procedimento arriva dopo la decisione del Parlamento Europeo di confermare l’immunità parlamentare a favore di Ilaria Salis, misura che ha di fatto impedito l’avvio del processo in territorio ungherese.
Il caso era nato da accuse legate a una presunta partecipazione a un’aggressione avvenuta a Budapest nel febbraio 2023, ai danni di manifestanti riconducibili all’area neonazista. L’episodio si sarebbe verificato durante una manifestazione collegata al cosiddetto “Giorno dell’onore”, evento che richiama raduni di matrice estremista legati alla Seconda guerra mondiale.
Arrestata pochi giorni dopo insieme ad altri attivisti antifascisti tedeschi, Salis ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver preso parte esclusivamente a contro-manifestazioni pacifiche e negando ogni coinvolgimento in episodi di violenza.

Detenzione e percorso giudiziario
Prima della svolta legata all’immunità parlamentare, l’europarlamentare aveva trascorso circa 15 mesi in carcere in Ungheria. Successivamente, nel maggio 2024, era stata collocata agli arresti domiciliari a Budapest, misura poi revocata in seguito alla sua elezione al Parlamento Europeo.
L’elezione ha infatti attivato le tutele previste per i membri dell’assemblea europea, che non possono essere sottoposti a misure restrittive della libertà personale durante il mandato, salvo casi particolari. La richiesta di revoca dell’immunità avanzata dal governo ungherese è stata successivamente respinta dall’Eurocamera nell’ottobre seguente con un voto a scrutinio segreto, deciso da una stretta maggioranza.
Possibili sviluppi in Italia
Nonostante l’archiviazione del procedimento in Ungheria, la vicenda giudiziaria non può essere considerata conclusa. Come chiarito dalla stessa Ilaria Salis, esiste infatti la possibilità che venga aperto un nuovo fascicolo in Italia, sulla base delle norme che consentono l’azione penale per reati comuni commessi all’estero da cittadini italiani.
In questo scenario, l’iniziativa dovrebbe partire dal Ministero della Giustizia, che potrebbe trasmettere gli atti alla procura competente, indicata nella città di Milano, luogo di residenza dell’europarlamentare.
La magistratura italiana avrebbe così la facoltà di valutare l’eventuale apertura di un procedimento autonomo rispetto a quello ungherese, nel rispetto delle norme di cooperazione giudiziaria internazionale.

Una vicenda ancora aperta sul piano politico e giudiziario
Il caso Salis resta quindi formalmente aperto sul piano potenziale, anche se archiviato in Ungheria. In assenza di iniziative giudiziarie in Italia, il quadro potrebbe nuovamente riaprirsi al termine del mandato europeo, previsto nel 2029, quando le autorità ungheresi potrebbero teoricamente tornare a esercitare l’azione penale sui fatti contestati.
Una vicenda che continua a intrecciare dimensione giudiziaria e politica europea, con al centro il tema sensibile dei limiti e delle tutele dell’immunità parlamentare e delle diverse giurisdizioni nazionali coinvolte.


