
Un articolo, poche ore, una valanga di reazioni. Sul Fatto Quotidiano è comparso un pezzo firmato Selvaggia Lucarelli che è diventato rapidamente tra i più letti e commentati: un attacco lungo e costruito contro Silvia Salis, sindaca di Genova e figura che, secondo diversi osservatori, potrebbe diventare un’alternativa credibile a Giuseppe Conte nella partita più ampia della leadership del cosiddetto “campo largo”.
Il testo non si limita a una critica politica: mette in scena una vera e propria demolizione narrativa, alternando ironia, caricature e insinuazioni sul “progetto” che, a dire dell’autrice, avrebbe portato Salis sotto i riflettori nazionali.
Un ritratto costruito: “gli alchimisti del Pd” e il modello Salis
Il cuore dell’argomentazione di Lucarelli ruota attorno a un’immagine precisa: Silvia Salis non sarebbe una politica “nata” in modo spontaneo, ma un prodotto confezionato con pazienza dagli “alchimisti del Pd”. Per rendere l’idea, l’autrice descrive un laboratorio quasi romanzesco: una stanza segreta in casa Dario Franceschini, raggiungibile attraverso una porta nascosta dietro un ritratto di Romano Prodi.
Nella ricostruzione, la fase di collaudo sarebbe avvenuta al Coni, sotto l’ala di Giovanni Malagò, scelto perché considerato un contesto lontano da conflitti sociali diretti. Un passaggio che nel pezzo diventa simbolico: un profilo istituzionale testato in un ambiente “protetto”, prima dell’ingresso nella politica più esposta.
Sport, immagine e dettagli: la scelta del martello e il ruolo di Brizzi
Lucarelli insiste anche su un elemento biografico: lo sport. Il lancio del martello, nella sua lettura, sarebbe stato selezionato con cura perché “abbastanza rude” da evocare la falce, ma non così estremo da far scattare allarmi di radicalismo. Un dettaglio trasformato in tassello di una narrazione più ampia, in cui nulla sarebbe davvero casuale.
Nello stesso schema rientra anche il marito, il regista Fausto Brizzi, descritto come un’ulteriore “pedina” del progetto. L’ironia, qui, si appoggia a un ragionamento politico-culturale: dopo sette anni al ministero della Cultura, Franceschini — si suggerisce — avrebbe pensato di “presidiare” anche il mondo del cinema.
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Quando l’attacco si sposta sul fisico: altezza, voce e paragoni
Il passaggio che rende il pezzo particolarmente discusso arriva quando Lucarelli si sposta dall’impianto politico all’aspetto fisico. L’altezza, un metro e 80, viene letta come una scelta funzionale a “evocare la superiorità morale ma pure genetica”. Anche la voce diventa elemento di costruzione: ferma, calibrata, istituzionale, pensata per non incrinarsi mai.
In questo confronto, l’autrice inserisce una contrapposizione diretta con Giorgia Meloni, riportata così: “L’esatto opposto di quella di Giorgia Meloni, che trasforma ogni intervento in una lite di condominio”. Il tono resta tagliente e volutamente popolare, puntando su immagini immediate e riconoscibili.
Lo sguardo e la frase che rimbalza ovunque: “Pan Am” e Marassi
Secondo Lucarelli, il vero “difetto” dell’androide sarebbe un particolare: lo sguardo. È qui che il racconto si concentra su una sensazione di inquietudine, descritta con una battuta che ha fatto il giro dei social: “Quando vedo i video di Salis su Instagram ho sempre la sensazione che non stia guardando la camera ma il mio algoritmo”.
Subito dopo arriva l’immagine più citata e controversa dell’intero articolo, riportata testualmente: “In tutti gli scatti sembra una hostess intercontinentale anni 60 della Pan Am, che però da mezzanotte alle 5 del mattino viene ricaricata di nascosto presso la colonnina delle auto elettriche davanti allo stadio Marassi”.
Il dj set, gli occhiali da 520 euro e i “sacchi di sale”
Nel mirino finisce anche la foto diventata virale di Salis dietro una consolle durante un concerto techno a Genova. Lucarelli, in chiave sarcastica, sostiene che la dj Charlotte de Witte fosse solo una figurante e che nelle casse, al posto della musica, ci fossero sacchi di sale: un “capolavoro di comunicazione e proselitismo”, attribuito alla regia del team di Franceschini.
Tra i dettagli usati per rafforzare l’affondo c’è anche un accessorio: gli occhiali Bottega Veneta da 520 euro, indicati come strumento per emanare quell’“evidente profumo di proletariato”. La chiusura dell’autrice, poi, punta sul cognome: Salis, come Ilaria. Una coincidenza che, secondo l’ironia del pezzo, rischierebbe di confondere gli elettori e vanificare anni di lavoro “alchemico”.
Un attacco politico più che personale: il contesto e il ruolo di Conte
Al di là delle stilettate, l’articolo viene presentato come qualcosa che va oltre l’antipatia personale. Il Fatto Quotidiano è descritto come una sponda mediatica storicamente vicina a Giuseppe Conte, e l’idea di fondo è che un attacco di questo peso non nasca per semplice gusto letterario.
Secondo la lettura proposta, Silvia Salis sarebbe considerata da più parti una rivale potenzialmente pericolosa per Conte nella corsa alla leadership progressista: giovane, popolare, con un profilo istituzionale solido e una storia personale difficile da scalfire sul piano della credibilità. In quest’ottica, l’operazione somiglia a una demolizione preventiva: un colpo assestato prima che la partita si apra davvero. Il nome del regista non compare nell’articolo, ma — è la conclusione — non servirebbe cercarlo lontano.


