Vai al contenuto

“Convocato da Mattarella”. Scontro tra il Colle e il governo, sta succedendo in questi minuti

Pubblicato: 20/04/2026 17:38

Le dinamiche che regolano i rapporti tra le massime istituzioni dello Stato si consumano spesso in un perimetro di silenzi eloquenti, dove ogni mossa è ponderata con una precisione che non ammette sbavature comunicative. Quando le alte sfere si chiudono in una riflessione riservata, l’attesa diventa il vero barometro della tensione politica, segnalando una fase di analisi profonda su provvedimenti che toccano la sensibilità costituzionale del Paese. Non si tratta di una semplice prassi burocratica, ma di un delicato equilibrio di pesi e contrappesi che si attiva quando le divergenze tra i diversi apparati ministeriali e la visione centrale diventano manifeste. In questo scenario, i passaggi formali si caricano di un significato politico sostanziale, trasformando ogni incontro riservato in un tassello fondamentale per comprendere la direzione che prenderà l’assetto normativo nazionale nelle ore imminenti.

Tensione costituzionale sul Decreto Sicurezza

Quando dal Quirinale non arrivano parole, né sospiri, non vuol dire che l’attenzione del presidente non sia alta. Anzi, il silenzio di Sergio Mattarella può al contrario significare che l’attenzione su un provvedimento è altissima. È il caso del decreto Sicurezza e in particolare di quella norma sui rimpatri volontari dei migranti che da giorni infiamma lo scontro politico. Gli avvocati protestano, il ministero della Giustizia è contrario e anche l’Economia guidata da Giancarlo Giorgetti non ha accolto con favore l’emendamento, dal momento che comporterebbe una spesa. Nelle stanze della presidenza della Repubblica è allarme, e lo stesso si può dire per Palazzo Chigi, prova ne sia il fatto che a metà pomeriggio il sottosegretario Alfredo Mantovano è salito al Colle per un confronto sul merito del decreto e della norma contestata.

L’idea di prevedere un incentivo di 615 euro per gli avvocati i cui assistiti scelgono di tornare volontariamente nel proprio Paese ha sollevato un’ondata polemica. E la convinzione, non solo a sinistra, che la trovata del governo per spingere alla «remigrazione» sia incostituzionale. Anche a Palazzo Chigi ovviamente sanno che il Colle è in allarme da giorni, eppure l’esecutivo pare intenzionato a tirare dritto. Al Colle si osserva e si aspetta. Solo quando gli atti arriveranno sulla sua scrivania, Mattarella deciderà il da farsi: firmare il decreto, rinviarlo alle Camere, oppure accompagnare la firma con una lettera. Il decreto, se non convertito, il 25 aprile decade. I tempi per cambiarlo non ci sono e in ogni caso la maggioranza non vuole farlo.

Il neo-capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, ha proposto una possibile soluzione: un ordine del giorno che apra un tavolo di confronto con gli avvocati per una norma successiva. Ma intanto il decreto entrerebbe in vigore, con tanto di incentivo economico per i legali. A destra si spera che Mattarella si accontenti dell’ordine del giorno di Costa, interpretandolo come un segnale di buona volontà, un impegno a risolvere successivamente il problema. Le opposizioni invece si augurano che il capo dello Stato non firmi il testo senza modifiche alla norma contestata. La partita si gioca ora sul filo del calendario e della tenuta giuridica di un provvedimento che rischia di segnare un punto di frizione inedito tra Governo e Presidenza.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 20/04/2026 19:03

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure