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Salvini smaschera Vannacci: “Lo credevo una persona di parola. Il tempo è galantuomo”

Pubblicato: 16/08/2026 16:18

La rottura tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci si arricchisce di un nuovo capitolo. Dal palco del Festival La Versiliana, il leader della Lega torna ad attaccare il suo ex vicesegretario, oggi alla guida di Futuro Nazionale, e lo fa su più fronti: dalla sicurezza alle moschee, fino alla legge elettorale. È proprio su quest’ultimo punto che arriva la stoccata più dura, con Salvini che accusa Vannacci di una contraddizione tra le posizioni sostenute oggi e quanto gli avrebbe chiesto in occasione delle Regionali.

Il vicepremier parte dal tema della sicurezza e prende le distanze dal linguaggio utilizzato dall’ex generale: «La sicurezza non la puoi invocare con i paroloni o parlando di rastrellamenti. La sicurezza è una roba seria e ci vuole competenza per dare risposte efficaci». Un riferimento esplicito alle posizioni di Vannacci e un segnale di quanto ormai la competizione tra i due si giochi anche sugli argomenti tradizionalmente centrali per l’elettorato leghista.

Salvini contro Vannacci anche sulla moschea di Milano

Lo scontro si sposta poi sul rapporto tra Islam e istituzioni italiane. Salvini richiama le dichiarazioni del candidato sindaco di Milano indicato da Vannacci, che si era detto disponibile alla realizzazione di una nuova moschea nel capoluogo lombardo.

«Da qua ha lanciato il candidato sindaco di Milano che in un’intervista ha detto: “Non avrei nessun problema per una nuova moschea a Milano”. No, amico mio, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno a Milano è una nuova grande moschea», afferma il segretario della Lega.

La polemica assume così anche un significato politico più ampio. Dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega e la nascita di Futuro Nazionale, i due schieramenti si contendono infatti una parte dello stesso spazio elettorale e diversi temi sui quali l’ex generale ha costruito la propria proposta politica coincidono con quelli che per anni hanno caratterizzato la comunicazione del Carroccio.

“Pentito di averlo portato nella Lega? No”

A Salvini viene quindi chiesto direttamente se si sia pentito di avere puntato su Vannacci. La risposta è negativa, ma contiene un giudizio molto duro sull’epilogo del loro rapporto politico.

«No, non mi sono pentito. Gli abbiamo aperto le porte di casa, lo abbiamo portato all’Europarlamento, gli ho offerto la vicesegreteria portandomi l’incazzatura di buona parte del partito, però lo ritenevo una persona di parola. Non è finita così e il tempo è sempre galantuomo», sostiene Salvini.

Il riferimento è al percorso che aveva portato Vannacci a candidarsi con la Lega alle elezioni europee e successivamente ad assumere l’incarico di vicesegretario. Una scelta sulla quale Salvini aveva investito direttamente, nonostante le resistenze presenti all’interno del partito, e che si è conclusa con la separazione politica e la nascita del nuovo movimento guidato dall’ex generale.

La stoccata sui listini: “Mi chiese il suo uomo capolista bloccato”

Il passaggio più duro arriva però quando Salvini affronta il tema della legge elettorale e dei listini bloccati. Il segretario leghista richiama le critiche espresse da Vannacci contro questo meccanismo e racconta un retroscena relativo alle elezioni regionali.

«C’è una cosa curiosa. Leggo che il generale dice: “Sono assolutamente contro i listini e il capolista bloccato”. Amico mio, alle Regionali una cosa mi hai chiesto: il tuo uomo capolista bloccato», afferma Salvini.

Il riferimento è a Massimiliano Simoni, oggi coordinatore di Futuro Nazionale. Salvini sottolinea inoltre che Simoni è originario proprio della zona della Versilia, aggiungendo subito dopo: «Eh, però andiamo oltre».

Una battuta che chiude soltanto formalmente il capitolo. Il messaggio politico è invece evidente: Salvini punta a evidenziare quella che considera una contraddizione tra le battaglie che Vannacci conduce oggi e le richieste avanzate quando il rapporto con la Lega era ancora saldo. L’ennesimo segnale di una frattura ormai completa tra i due ex alleati e di uno scontro destinato a pesare nella competizione per l’elettorato a destra del centrodestra.

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