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Guerra, Trump: “L’accordo sarà siglato oggi in Pakistan, delegazione americana in viaggio con Vance. Pronto a incontrare leader iraniani”

Pubblicato: 20/04/2026 12:00

La notte scivola dentro la crisi, e lo fa senza scatti improvvisi ma con una tensione continua che cresce ora dopo ora. Il video della nave iraniana colpita dagli Stati Uniti circola mentre il Golfo resta sospeso, come se ogni movimento potesse essere quello decisivo. I segnali che arrivano da Washington e da Teheran non si incrociano: si sfiorano, si respingono, si irrigidiscono. Intanto il petrolio reagisce subito, segno che i mercati leggono la situazione per quello che è: non un incidente, ma un passaggio di fase nella guerra.
Sul tavolo resta l’ipotesi di negoziati a Islamabad, ma è una trattativa che nasce già incrinata, con il cessate il fuoco che scade mercoledì. Donald Trump parla di accordo possibile e allo stesso tempo rilancia la minaccia, mentre l’Iran risponde mettendo una condizione che di fatto blocca tutto: nessun dialogo con il blocco navale in vigore. La notte, così, non porta chiarimenti ma accumula segnali. E ogni segnale, invece di ridurre la distanza, sembra allargarla. In mattinata arriva una nuova apertura da Teheran sui negoziati, mentre Mosca annuncia di essere “pronta a contribuire alla pace”.

16.24 Trump: “Accordo oggi”
Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato a Fox News che l’accordo con l’Iran sarà firmato “oggi” in Pakistan, dopo aver annunciato in una precedente intervista al New York Post, che la delegazione Usa guidata dal vicepresidente JD Vance è in viaggio verso Islamabad per i colloqui.

16.00 Trump insiste: “Iran si sbarazzi dell’arma nucleare, ha un grande potenziale”
Al centro dei negoziati di Islamabad c’è una richiesta non negoziabile, ovvero che l’Iran abbandoni l’arma nucleare. “Sbarazzatevi delle armi nucleari. E’ molto semplice”, ha insistito Donald Trump con il New York Post. L’Iran ha un grande potenziale per prosperare, “potrebbe essere davvero un paese meraviglioso”.

15:43 L’annuncio di Trump
“I colloqui dovrebbero avere luogo. Presumo che a questo punto nessuno stia facendo giochetti”. Lo ha detto Donald Trump al New York Post in merito alle trattative fra Iran e Stati Uniti. JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner “stanno andando, arriveranno nella serata di Islamabad”, ha aggiunto Trump ribadendo la sua disponibilità a incontrare la leadership iraniana qualora si presentasse l’opportunità. “Non ho alcun problema a incontrarli”, ha detto.

14.02 Fonti pachistane: “Ok di Teheran al secondo round di colloqui”
Secondo fonti pachistane, c’è l’ok di Teheran a partecipare al secondo round di colloqui.

13.25 Aoun: “Ex ambasciatore Karam guiderà delegazione in negoziati”
Il presidente libanese Joseph Aoun ha confermato che la delegazione incaricata di negoziare con Israele sarà guidata dall’ex ambasciatore Simon Karam, che in precedenza si era occupato dei colloqui con gli israeliani nell’ambito del meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco istituito nel novembre 2024. “I negoziati bilaterali saranno condotti per conto del Libano attraverso una delegazione guidata dall’ambasciatore Simon Karam, e nessuno parteciperà a questa missione al suo posto o in sua sostituzione”, ha detto il presidente Aoun durante un incontro a Baabda, secondo un comunicato stampa diffuso dalla presidenza. Lo riporta L’Orient Le Jour.

13:01 Aoun: “Colloqui volti a fine guerra e occupazione Idf”
L’obiettivo dei negoziati con Israele è mettere fine alle ostilità e all’occupazione dell’Idf nel sud del Libano. Lo ha affermato il presidente libanese Joseph Aoun.

12:55 Aoun: “Negoziati con Israele separati da Iran-Usa”
I negoziati tra Libano e Israele sono “separati” dai colloqui tra Usa e Iran. Lo ha sottolineato il presidente libanese Joseph Aoun.

12:00 – Mosca: “Non siamo mediatori, ma pronti a contribuire alla pace”
La Russia esclude, almeno per ora, un ruolo diretto nei negoziati sul dossier iraniano, ma lascia aperta la porta a un coinvolgimento futuro. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha chiarito che Mosca non sta svolgendo una funzione di mediazione, sottolineando però la disponibilità a offrire supporto per favorire una soluzione diplomatica. Secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax, il Cremlino si dice pronto a contribuire “con tutta l’assistenza necessaria” per arrivare a un accordo che garantisca stabilità.

11:51 – Mosca: “Hormuz resta fragile e imprevedibile”
Cresce la preoccupazione russa per la sicurezza nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Lo stesso Dmitrij Peskov ha definito la situazione “fragile e imprevedibile”, evidenziando i rischi legati a un possibile deterioramento del quadro regionale. Le dichiarazioni, riprese dall’agenzia RIA Novosti, riflettono il clima di forte incertezza che continua a caratterizzare l’area.

11:21 – Teheran: “Valutiamo la proposta degli Stati Uniti”
L’Iran sta analizzando l’ultima proposta di pace avanzata dagli Stati Uniti e trasmessa tramite il Pakistan. A confermarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, secondo quanto riportato dall’agenzia ISNA. Baqaei ha precisato che il piano è “attualmente all’esame”, evitando però qualsiasi dettaglio sui contenuti. Nessuna conferma, dunque, sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore, segno di una fase ancora interlocutoria nei contatti diplomatici.

09:01 – Pezeshkian: “Usare ogni via diplomatica per ridurre la tensione con gli Stati Uniti”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato nelle prime ore della giornata che “ogni via razionale e diplomatica dovrebbe essere utilizzata per ridurre le tensioni con gli Stati Uniti”. Allo stesso tempo, ha sottolineato come nei rapporti con Washington restino fondamentali vigilanza e diffidenza, definite una “necessità innegabile”. Le parole, riportate dall’agenzia di stampa statale IRNA, arrivano in un momento delicato: il cessate il fuoco di due settimane tra Iran e Stati Uniti è in scadenza mercoledì. Intanto, fonti diplomatiche indicano che rappresentanti americani sarebbero attesi oggi a Islamabad per nuovi colloqui, mentre Teheran non ha ancora confermato l’eventuale invio di una propria delegazione.

07:23 – Teheran apre ai negoziati: “Possibile missione a Islamabad”
Dall’Iran arrivano segnali di apertura, seppur cauti. Il presidente della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, Ebrahim Azizi, ha dichiarato ad Al Jazeera che Teheran potrebbe inviare una delegazione negoziale a Islamabad, ma solo in presenza di “segnali positivi” da parte degli Stati Uniti. Una posizione che riflette l’attuale equilibrio tra disponibilità al dialogo e prudenza strategica, in una fase in cui ogni mossa diplomatica potrebbe incidere sull’evoluzione della crisi.

06:52 – Teheran: la guerra resta lo scenario più probabile
Nelle ultime ore prende forma la valutazione più netta arrivata da Teheran: la ripresa del conflitto viene considerata l’ipotesi più concreta. È una posizione che pesa perché arriva mentre gli Stati Uniti continuano formalmente a tenere aperta la porta dei negoziati. Il messaggio iraniano è chiaro: senza un cambio di linea americana, il confronto non si fermerà.

05:47 – Hormuz diventa leva politica sul petrolio
Il primo vicepresidente Mohammed Reza Aref lega apertamente la sicurezza dello Stretto di Hormuz alla libertà di esportazione del greggio iraniano. Il ragionamento è lineare e al tempo stesso destabilizzante: se il petrolio iraniano viene limitato, anche la sicurezza del passaggio marittimo non può essere garantita. È un modo per trasformare una crisi militare in una pressione globale sui prezzi energetici.

04:38 – L’Iran promette una risposta militare
Il comando Khatam al-Anbiya accusa gli Stati Uniti di aver aperto il fuoco contro una nave mercantile nel Golfo dell’Oman e parla esplicitamente di “pirateria”. La risposta annunciata non è diplomatica ma militare. La promessa di ritorsione segna un salto ulteriore nella tensione e lascia intendere che la prossima mossa potrebbe non essere simbolica.

03:22 – Il petrolio accelera dopo il sequestro
La reazione dei mercati arriva mentre la notte è ancora in corso. Il Brent sale del 7,3%, avvicinandosi ai 97 dollari al barile. Non è solo una reazione tecnica: è il riflesso di un rischio concreto percepito dagli operatori, quello che lo Stretto di Hormuz diventi instabile in modo strutturale.

02:11 – Il video Usa cambia il peso dell’episodio
La diffusione delle immagini dell’operazione militare americana trasforma il sequestro della nave in un messaggio politico. Il cacciatorpediniere Uss Spruance colpisce la sala macchine della Touska, poi i Marines salgono a bordo. Non è solo un’azione: è una dimostrazione pubblica di controllo militare sul Golfo.

01:03 – Trump rilancia i negoziati ma alza il tono
Donald Trump conferma l’intenzione di riaprire i colloqui a Islamabad, con la delegazione guidata da Vance, ma accompagna l’annuncio con parole durissime. L’offerta di un “accordo equo” viene affiancata dalla minaccia di colpire infrastrutture strategiche iraniane. È una linea che tiene insieme apertura e pressione, ma che rende il negoziato estremamente fragile.

00:18 – Teheran blocca il dialogo sul nodo del blocco navale
La risposta iraniana arriva nelle stesse ore: nessun colloquio finché resterà attivo il blocco navale statunitense. Le richieste americane vengono definite “eccessive” e il negoziato, più che partire, resta sospeso. Islamabad diventa così il simbolo di una trattativa che esiste solo sulla carta.

23:57 – La crisi si riaccende con il sequestro della nave
Tutto parte dal tentativo di una nave iraniana di forzare il blocco nello Stretto di Hormuz e dalla risposta militare degli Stati Uniti. Da quel momento, la notte si riempie di dichiarazioni, reazioni e segnali incrociati. Non c’è un punto di rottura unico, ma una progressione continua che porta la crisi a un livello più alto, ora dopo ora.

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Ultimo Aggiornamento: 20/04/2026 16:28

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