
È finito il mondo peace&love dei figli dei fiori, quelli che nel ’68 mettevano margherite nei fucili, si estraniavano dalla realtà con erbe ed Lsd. Nella realtà odierna tutti invece vogliono una realtà aumentata, sapere tutto di tutti, ed il web offre infinite possibilità per farsi i fatti degli altri, spiare dal buco della serratura digitale, il nostro vicino, l’amante del collega, le vacanze del cognato o del politico detestato.
Oggi è il mondo della “Squadra Fiore”, niente che rimandi alla cultura ambientale di cui è ambasciatore re Carlo d’Inghilterra, ma un gruppo di spioni che usano le armi dei dossieraggi e dei ricatti. Tutto era cominciato nella capitale “morale” d’Italia, Milano, dove la morale è quella dei “piccioli”, anche riciclati dei mafiosi, come si evince dalla inchiesta Hydra, tramite il caso “Equalize”, che non riguarda la serie di film sull’ex agente della Cia Denzel Washington, ma guardie, e soprattutto ladri, di casa nostra, che rubavano informazioni, tramite intercettazioni illegali e attacchi hacker.
Il caso scoppiato a Milano si trasferito presto a Roma, città di spie ed intrighi, anche internazionali da sempre, e qui scopriamo che il capo degli spioni illeciti era giusto giusto quello degli spioni leciti, quelli di Stato. Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore, quello forte, con le deleghe operative, del Aise, poi spostato a numero 2 del Dis, la struttura che sovrintende e coordina tutti i servizi. Il governo si affretta a comunicare che loro avevano provveduto a rimuovere già un anno fa l’ex militare a capo dell’intelligence.
Un caso che oscuro è, e tale rimarrà, riteniamo, anche al Copasir, il comitato di controllo parlamentare dei servizi segreti. Di fatto Mantovano, il sottosegretario di Palazzo Chigi con delega ai servizi aveva già detto “tutto apposto” tempo fa, su una strana, stranissima, oggi palese, vicenda riguardante l’ex compagno della Premier, Giambruno, sotto controllo, molto inusuale, dei servizi. Guarda caso dopo questa vicenda, che puzzava di infidi ricatti, Del Deo fu promoveatur ut amoveatur dal controllo dell’Aisi che si occupa dello spionaggio interno.
E fu mandato ad un ruolo non operativo al Dis, struttura di coordinamento, più burocratica e senza agenti e budget di spesa con fondi riservati. Successivamente viene pensionato con decreto speciale ad personam del governo, roba da far invidia a Berlusconi, a 51anni con grandi oneri, se non onori, è Cavaliere al merito drlla Repubblica, a carico dello Stato. Altro che quota 100. Con il senno del poi, dopo l’attuale inchiesta, capiamo il perché. Invece di avviare un inchiesta trasparente, che indagando su eventuali malefatte della ex spia avrebbe forse potuto scuotere le fondamenta del governo, oltre che della devianza, che non possiamo definire insolita dei nostri apparati di sicurezza e intelligence, si è preferito mandare via, in silenzio, per decreto, colui che si riteneva pericoloso. Il quale lo era per davvero, visti gli atti iniziali di questa indagine, solo che lo era a piede libero, anzi presiedeva la maggiore piattaforma di informazioni economiche private di proprietà dell’uomo, molto low profile, più ricco d’Italia. Come mettere la volpe nel pollaio.
Potevamo farle, a questo punto, delle laute pensioni, ed una riqualificazione professionale, pure per altri servitori dello Stato infedeli. Perché non si è fatto? Perché questa dimensione premiale di exit strategy solo per Del Deo? invece di deferirlo, se si sospettava qualcosa, all’autorità giudiziaria? Cosa sapeva di così compromettente Del Deo?
Queste sono le domande, che dubitiamo possano avere risposta. Ma il dato più preoccupante è che tra disposizioni dell’autorità giudiziaria, con migliaia di intercettazioni, software spia come Paragon, e lo spionaggio anche tramite hacker di soggetti sine titolo, la Privacy degli italiani è praticamente zero. Se questo scandalo fosse scoppiato nella civile Inghilterra sarebbe già venuto giù il cielo, lì la Privacy è un valore assoluto, da noi è una vergogna civile.


