
A oltre ottant’anni dalla fine della guerra, il 25 aprile continua a rappresentare una data centrale ma divisiva nel dibattito pubblico italiano. La Festa della Liberazione, che ogni anno richiama piazze piene di bandiere e canti partigiani, resta per alcuni una ricorrenza condivisa, mentre per altri è ancora una ferita aperta.
In questo clima si inseriscono le posizioni di chi rivendica una lettura alternativa della storia, chiedendo una memoria meno “unilaterale”. Tra queste voci c’è quella del generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che in un’intervista a Adnkronos propone una riflessione destinata a far discutere.
“Vorrei una riconciliazione vera, capace di onorare tutti i caduti, al di là delle divise”, afferma Vannacci, sottolineando come “quelli erano tutti figli della stessa nazione”. Un richiamo, il suo, a superare le contrapposizioni tra partigiani e repubblichini nel nome di una memoria condivisa.
Alla domanda su come trascorrerà il 25 aprile, il generale risponde senza esitazioni: “Il 25 aprile festeggio San Marco… Se invece si riferiva alla Festa della Liberazione, mi dispiace deluderla: no, non la festeggerò”. Una presa di posizione netta che segna una distanza evidente dalle celebrazioni ufficiali. Poi la frase che ha sconvolto tutti: “Sono morte più persone per le bombe americane e inglesi che per quelle tedesche”.
Quanto al programma della giornata, Vannacci racconta: “Andrò al mare, a correre, forse a nuotare. Mi dedicherò alla famiglia… Onorerò la mia casa”. E aggiunge: “Se mi avanzerà tempo, allenerò la mente: proverò a scrivere qualche pagina”, spiegando di avere un libro ancora da terminare.
Sul motivo della sua assenza dalle piazze, il generale è altrettanto diretto: “Non mi riconosco nelle bandiere rosse, in ‘bella ciao’, né nell’arroganza di chi… continua a marcare la distanza tra due schieramenti”. Una critica esplicita alla narrazione dominante della ricorrenza.
Secondo Vannacci, la Festa della Liberazione potrebbe diventare davvero inclusiva solo a determinate condizioni: “La festeggerei se si facesse davvero pace con la storia… se fosse il momento in cui tutti gli italiani si sentono ancora più uniti”. Un auspicio che punta a trasformare la ricorrenza in un simbolo di coesione nazionale.
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Nel corso dell’intervista a Adnkronos, il leader di Futuro Nazionale critica anche alcuni aspetti della narrazione storica attuale, citando episodi controversi e sostenendo che spesso venga trascurata una parte delle vittime del conflitto. Parole che si inseriscono in un dibattito storico e politico mai del tutto sopito.
Infine, Vannacci lascia aperto uno spiraglio: “Il giorno in cui il 25 aprile non sarà più una festa ‘contro’, ma una ricorrenza capace di unire tutti gli italiani… allora scenderò in piazza”. Una prospettiva che rilancia il tema della memoria condivisa, destinato a restare centrale anche nelle celebrazioni future.


