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“Va assolto!”. Delmastro, il colpo di scena che ribalta tutto

Pubblicato: 23/04/2026 13:04

Il confronto tra politica, magistratura e sistema penitenziario torna a intrecciarsi attorno al tema del 41 bis, il regime di carcere duro riservato ai detenuti più pericolosi. Una vicenda che, a distanza di mesi, continua a produrre effetti giudiziari e istituzionali, con sviluppi che ora passano anche dalle aule di tribunale.

Al centro del procedimento vi è la gestione e la divulgazione di informazioni relative a colloqui avvenuti in ambito carcerario, connessi al caso dell’anarchico Alfredo Cospito e a incontri tra parlamentari e detenuti sottoposti al regime speciale.
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Le dichiarazioni in parlamento e l’origine del caso

La vicenda nasce dalle rivelazioni fatte in Parlamento il 31 gennaio 2023 da Giovanni Donzelli (Giorgia Meloni), che aveva riportato informazioni ricevute dall’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Secondo quanto riferito, alcuni parlamentari del Partito Democratico si sarebbero recati nel carcere di Sassari per incontrare l’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il regime del 41 bis.

Nel corso della visita, secondo la ricostruzione emersa, i parlamentari avrebbero avuto contatti anche con detenuti sottoposti allo stesso regime, tra cui soggetti condannati per reati di mafia. La questione è diventata oggetto di acceso dibattito politico e successivamente giudiziario.

La condanna di Delmastro e il giudizio della corte

Nel procedimento di primo grado, il tribunale ha condannato Andrea Delmastro a otto mesi di reclusione per rivelazione di atti che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto restare riservati. I giudici hanno ritenuto che la divulgazione delle informazioni potesse compromettere la tutela e l’efficacia delle attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata.

Di diverso avviso la Procura, secondo cui non vi sarebbe stata una reale violazione della segretezza, trattandosi di documenti a circolazione limitata e non formalmente classificati come segreti.

Il nodo della riservatezza e il ruolo delle relazioni penitenziarie

Al centro del dibattito giuridico resta la natura delle informazioni contenute nelle relazioni della polizia penitenziaria. Secondo la difesa di Delmastro, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Valentino, si tratterebbe di atti utilizzabili nell’ambito istituzionale e non soggetti a vincoli di segretezza tali da impedirne la comunicazione tra rappresentanti dello Stato.

La Procura e il sostituto procuratore generale Tonino Di Bona hanno invece sostenuto che si tratti di documenti a limitata divulgazione, ma comunque non liberamente diffondibili all’esterno dell’amministrazione penitenziaria.

Andrea Delmastro rinviato giudizio

Il confronto politico sul regime del 41 bis

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che riguarda l’applicazione del 41 bis, regime carcerario introdotto per isolare i detenuti ritenuti più pericolosi. La sua gestione è da anni oggetto di confronto politico e istituzionale, con posizioni divergenti tra forze di maggioranza e opposizione.

Nel caso specifico, le dichiarazioni relative ai colloqui tra parlamentari e detenuti hanno alimentato ulteriori tensioni, soprattutto in relazione al ruolo delle istituzioni nella gestione delle informazioni provenienti dagli istituti penitenziari.

Il giudizio della corte d’appello

La vicenda non è ancora conclusa. La Corte d’appello di Roma sarà chiamata a pronunciarsi sul caso, valutando la correttezza della sentenza di primo grado e la natura giuridica delle informazioni divulgate.

In attesa della decisione definitiva, il procedimento continua a rappresentare un punto di intersezione tra giustizia, politica e gestione del sistema penitenziario, con riflessi che vanno oltre il singolo caso giudiziario e toccano direttamente il funzionamento delle istituzioni.

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