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“La più grave crisi nella storia d’Italia”. Confindustria lancia l’allarme, numeri che fanno paura

Pubblicato: 27/04/2026 16:16

Il Documento di finanza pubblica (Dfp) avvia il suo iter parlamentare con le audizioni davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Il focus, tuttavia, si sposta rapidamente dai risultati passati alle criticità del presente e alle incognite che gravano sull’immediato futuro dell’economia italiana.

Al centro del dibattito emerge una crescita economica debole, definita da più parti come uno “zero virgola” che segnala la difficoltà del Paese nel recuperare slancio. Le prospettive restano fragili, condizionate da fattori esterni e da vulnerabilità strutturali interne.

Tra le principali preoccupazioni spicca il tema dell’energia, indicato come nodo cruciale per la tenuta del sistema produttivo. Durante le audizioni, Confindustria ha lanciato un allarme chiaro sugli effetti del contesto internazionale.

Secondo il direttore del Centro studi, Alessandro Fontana, anche una conclusione immediata del conflitto in Medio Oriente comporterebbe una perdita stimata tra 0,1 e 0,3 punti percentuali di crescita. Uno scenario di guerra prolungata, invece, potrebbe sfociare in una crisi energetica senza precedenti.

Da qui la richiesta di interventi urgenti: uno scostamento di bilancio per finanziare aiuti mirati contro il caro energia, accompagnato dalla proroga del taglio delle accise sui carburanti e dal rafforzamento del credito d’imposta per l’autotrasporto.

Le proposte degli industriali includono anche sostegni estesi a tutte le imprese colpite dall’aumento dei costi di gas ed elettricità, con particolare attenzione alle realtà energivore e gasivore, considerate più esposte agli shock dei prezzi.

Nel pacchetto di misure emergenziali rientrano inoltre aiuti specifici per i settori del trasporto aereo e marittimo, anch’essi penalizzati dall’impennata dei costi energetici e dalla volatilità dei mercati internazionali.

Ma il problema, sottolinea Confindustria, non è solo congiunturale. La dipendenza energetica rappresenta una vulnerabilità strutturale destinata a pesare ancora per anni, rendendo necessaria una strategia di lungo periodo con obiettivi chiari e verificabili, sul modello del Pnrr.

Critiche analoghe arrivano anche da Legacoop, che evidenzia come il Dfp riesca sì a evitare la recessione, ma senza innescare una crescita strutturale. Da qui l’appello a una politica economica capace di coniugare stabilità finanziaria, sviluppo e coesione sociale.

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Ultimo Aggiornamento: 27/04/2026 16:17

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