
La tendenza della sinistra italiana a cercare costantemente un punto di riferimento ideale in leader stranieri rappresenta un fenomeno ricorrente che merita un esame approfondito. Da tempo la ricerca di una guida esterna a cui votarsi è diventata una sorta di sport nazionale per chi non riesce a trovare una bussola interna. Le infatuazioni del passato sono state molteplici e hanno spaziato dai sindaci americani ai leader radicali europei, passando per figure moderate della politica statunitense e britannica. Questa necessità di guardare oltre i confini nazionali rivela spesso una fragilità identitaria e la mancanza di una visione politica autonoma, portando alla costruzione di veri e propri miti che spesso non reggono alla prova dei fatti.
Il mito del pacifismo e la realtà degli investimenti militari
Oggi il prescelto da parte del centrosinistra, da Elly Schlein come dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle, è il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Il cosiddetto modello spagnolo è diventato la nuova bussola da seguire, ma i numeri raccontano una storia differente. Mentre la sinistra italiana sventola la bandiera del pacifismo come un tratto identitario, i dati che arrivano da Madrid sono spiazzanti. Nel corso del 2025, la Spagna è stato il Paese europeo che ha aumentato di più la propria spesa militare, con un incremento record del 50%. Questo sforzo ha permesso a Sanchez di superare la soglia del 2% del Pil richiesta dalla Nato. Il ministro Guido Crosetto ha prontamente sottolineato questa contraddizione, evidenziando come la Spagna stia in realtà procedendo a un massiccio riarmo, adeguando la propria potenza bellica alle nuove sfide geopolitiche globali.
La transizione energetica tra rinnovabili e pragmatismo nucleare
Un altro pilastro del racconto progressista riguarda l’ambiente e la presunta autosufficienza energetica iberica. La realtà del sistema elettrico spagnolo gestito da Sanchez è però molto più complessa di quanto appaia nelle narrazioni elettorali. Nonostante i grandi investimenti in eolico e fotovoltaico, la Spagna continua a fare affidamento in modo strutturale sull’energia nucleare. Circa il 20% dell’elettricità nazionale è prodotta da sette reattori che garantiscono la continuità quando il sole tramonta e il vento si ferma. Inoltre, sul fronte del gas naturale, Madrid si è mossa con estremo realismo economico, aumentando sensibilmente le importazioni dalla Russia. Questa scelta colloca il governo spagnolo tra i principali acquirenti europei di combustibile da Mosca, dimostrando che la sicurezza energetica nazionale viene spesso anteposta ai proclami ideologici sulla transizione.
Uno specchio realistico contro il feticismo politico
La figura di Pedro Sanchez, se osservata con distacco, non appare come un santino laico ma come il riflesso di una politica nazionale che decide seguendo il senso pratico. La Spagna di oggi è un Paese che investe nel settore green ma non rinuncia affatto alla stabilità del nucleare, che parla di diritti civili ma potenzia l’esercito e che mantiene un approccio molto elastico sulle forniture energetiche internazionali. Il limite del dibattito politico italiano risiede proprio nella ricerca di modelli puri che nella realtà quotidiana del governo non possono esistere. La politica spagnola attuale è fatta di compromessi e adattamenti indispensabili per governare una nazione moderna. Elevare il premier spagnolo a simbolo assoluto significa ignorare la fatica della realtà e la necessità di tenere insieme sostenibilità e vincoli geopolitici. Il modello spagnolo somiglia dunque più a uno specchio che rimanda un’immagine complessa, ben diversa dalla versione rassicurante e semplificata usata nei comizi italiani.


