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“Scordatelo!”. Lite furiosa Tajani-Salvini, caos nel governo: cosa succede

Pubblicato: 28/04/2026 08:32

Il confronto politico sul Documento di finanza pubblica si fa sempre più acceso, mentre si avvicina il voto in Parlamento. Nelle ultime ore prende corpo una frenata significativa sull’ipotesi di uno scostamento di bilancio, misura considerata da alcuni necessaria per affrontare la crisi energetica, ma ritenuta da altri un passo prematuro e rischioso.
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Maggioranza divisa sullo scostamento di bilancio

Nel corso della giornata, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sono emerse forti perplessità sull’inserimento dello scostamento di bilancio all’interno della risoluzione di maggioranza. L’orientamento prevalente è quello della cautela: inserire una misura ancora in fase di valutazione in un documento così delicato potrebbe rivelarsi controproducente.

All’interno della maggioranza, diversi esponenti vicini a Giorgia Meloni vengono descritti come «estremamente prudenti», mentre la posizione si riflette fino a Palazzo Chigi. In particolare, Forza Italia si oppone con decisione all’ipotesi, contribuendo a rendere più complessa la ricerca di una sintesi politica.

Fonti governative riferiscono di contatti tra i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, mentre la stessa premier avrebbe avviato un confronto diretto con gli alleati, con un nuovo incontro previsto a margine del Consiglio dei ministri dedicato al Primo maggio.

Scontro sulle strategie economiche

Le tensioni si sono manifestate già nelle prime ore della giornata. Matteo Salvini ha rilanciato la proposta del senatore Claudio Borghi, favorevole a un’uscita dal patto di stabilità anche in modo «unilaterale». «Lo diciamo da settimane, rischiamo il blocco dell’Italia per l’aumento del costo di gasolio, luce e gas», ha ribadito Borghi, sostenendo che la posizione stia guadagnando consenso.

La replica è arrivata immediata da Antonio Tajani: «Sono assolutamente contrario». Per il leader azzurro, la strada da percorrere è diversa e passa attraverso interventi mirati per escludere temporaneamente le spese energetiche dai vincoli europei, senza ricorrere a strappi unilaterali.

Più sfumata la posizione di Ignazio La Russa, che ha aperto con cautela allo scostamento: «Meloni ha detto che non lo esclude, speriamo non ce ne sia bisogno, ma la stella polare è l’Italia». Più netta invece Ylenja Lucaselli: «Serve responsabilità: lo scostamento non è la prima opzione».

Pressioni da imprese e sindacati

Dal ciclo di audizioni sul Documento di finanza pubblica emerge un quadro di forte preoccupazione condivisa. Confindustria lancia un allarme legato agli effetti della guerra in Medio Oriente sull’economia, sottolineando come il protrarsi del conflitto potrebbe tradursi nella «più grave crisi energetica della storia».

Le richieste delle imprese vanno nella direzione di una politica di bilancio anticiclica, con aiuti alle realtà energivore e interventi sui costi di gas ed elettricità. Anche Confesercenti segnala il rischio di un calo dei consumi, mentre Confcommercio sollecita riforme strutturali.

Sul fronte degli enti locali, ANCI esprime timori per la tenuta dei bilanci, evidenziando possibili squilibri significativi nei prossimi anni. Parallelamente, i sindacati concentrano l’attenzione su salari e pensioni. CGIL critica l’approccio del governo, denunciando un eccessivo focus sul deficit a discapito della crescita e del potere d’acquisto, mentre UIL parla di un carico fiscale «sproporzionato». Più prudente CISL, che propone un percorso di riforma condiviso.

In questo scenario, il nodo dello scostamento di bilancio resta al centro del dibattito politico ed economico, mentre la maggioranza è chiamata a trovare una sintesi in tempi stretti, evitando fratture che potrebbero riflettersi sull’intero impianto della manovra.

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