
Un violento episodio di maltempo ha colpito nel tardo pomeriggio di sabato 2 maggio diverse aree ai piedi dei Pirenei, dove una tempesta supercellulare ha scatenato fenomeni estremi tra vento, pioggia e grandine. Il sistema temporalesco, sviluppatosi in un contesto atmosferico caldo e altamente instabile, ha generato condizioni particolarmente intense in pochi minuti.
I fenomeni più violenti si sono concentrati nell’area di Pau, dove sono stati segnalati chicchi di grandine fino a 2-3 centimetri di diametro, accompagnati da raffiche di vento che hanno superato i 70-80 km/h. Le precipitazioni, spesso a carattere torrenziale, hanno colpito più zone in modo irregolare, creando disagi diffusi e danni localizzati.
Danni a veicoli e strutture
La grandine, per dimensioni e intensità, rientra nella categoria dei fenomeni “forti”, capaci di provocare danni significativi. Numerose segnalazioni parlano di carrozzerie ammaccate, vetri danneggiati e coperture leggere compromesse, oltre a possibili conseguenze anche per le coltivazioni.
Questi chicchi di ghiaccio di grandi dimensioni si formano all’interno di temporali particolarmente organizzati, dove potenti correnti ascensionali riescono a mantenere i nuclei di ghiaccio sospesi a lungo, favorendone l’accrescimento prima della caduta al suolo.
Perché si formano questi fenomeni estremi
La zona interessata è storicamente esposta a episodi di questo tipo, soprattutto tra primavera ed estate, quando masse d’aria calda e umida incontrano rilievi montuosi che favoriscono lo sviluppo di temporali intensi. In questo caso, il sistema temporalesco faceva parte di una linea perturbata più ampia, in movimento da ovest verso est, capace di generare fenomeni estremi su più territori.
Un evento che conferma ancora una volta la crescente frequenza di episodi meteo violenti, con temporali sempre più organizzati e in grado di produrre effetti improvvisi e localmente devastanti.


