
La Biennale di Venezia non intende trasformarsi in un luogo di esclusioni politiche o di censura preventiva. È questo il messaggio lanciato dal presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, durante la presentazione della 61esima Esposizione internazionale d’Arte al Teatro Piccolo dell’Arsenale. Le sue parole arrivano dopo settimane di polemiche e pressioni legate alla presenza di alcuni Paesi, in particolare Russia e Israele, con richieste di esclusione avanzate da artisti, intellettuali e movimenti internazionali.
Buttafuoco ha difeso con forza la natura storica e culturale della Biennale, sostenendo che Venezia non possa diventare un luogo dove si selezionano gli ingressi in base alla situazione geopolitica o ai conflitti in corso. “Se la Biennale si mettesse a controllare i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata”, ha dichiarato, spiegando che la missione dell’istituzione è quella di far dialogare culture, visioni e persino contraddizioni, soprattutto nei momenti di maggiore tensione internazionale.
“La Biennale non è un tribunale”
Nel suo intervento, il presidente della Biennale ha attaccato apertamente quello che definisce il clima delle “sentenze anticipate”, criticando le richieste di censura prima ancora che le opere vengano presentate al pubblico. “L’unico veto è l’esclusione preventiva”, ha affermato, denunciando una deriva che, a suo giudizio, rischia di irrigidire il confronto culturale invece di favorirlo.
Buttafuoco ha insistito sul fatto che la Biennale non debba trasformarsi in un’arena politica o giudiziaria: “La Biennale non è un tribunale. Qui non si assiste a processi già celebrati con sentenze già decise”. Per il presidente, Venezia deve continuare a essere uno spazio di confronto aperto, capace di ospitare anche le tensioni del presente senza ridurle a slogan o schieramenti ideologici.
La frecciata alle istituzioni
Nel finale del suo intervento, Buttafuoco ha lanciato anche una critica indiretta alle istituzioni e alla politica, chiedendo un rapporto più trasparente e meno condizionato da pressioni esterne. “Alle istituzioni chiediamo dialogo, non documenti che circolano sottobanco”, ha dichiarato, frase interpretata da molti come una stoccata al clima politico che si è creato attorno alla manifestazione.
Il presidente della Biennale ha quindi rivendicato il ruolo storico dell’istituzione veneziana, ricordando che da oltre 130 anni la Fondazione racconta il mondo attraverso l’arte senza rinunciare al confronto con i conflitti e le contraddizioni del proprio tempo. Una linea che, almeno nelle intenzioni di Buttafuoco, continuerà anche nelle prossime edizioni.


