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Bassetti contro Garlasco. L’infettivologo s’indigna e lancia l’allarme per la nuova pandemia

Pubblicato: 08/05/2026 08:02
matteo bassetti vacanza

L’infettivologo Matteo Bassetti ha lanciato un duro monito riguardo alla gestione dell’informazione sanitaria in Italia, focalizzandosi sulla diffusione dell’hantavirus a bordo della nave da crociera MV Hondius. Mentre i principali media internazionali dedicano ampio spazio all’evolversi della situazione, il panorama mediatico italiano sembra restare ancorato a fatti di cronaca nera locale, trascurando quello che potrebbe configurarsi come un rischio biologico di portata globale. Secondo il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, la sottovalutazione del pericolo è evidente e preoccupante, specialmente a causa della natura specifica di questo focolaio che presenta caratteristiche cliniche ed epidemiologiche decisamente allarmanti.

La variante andina e il rischio di contagio umano

Il primo punto focale dell’analisi di Bassetti riguarda l’identificazione del ceppo virale responsabile dei decessi e dei contagi. Si tratta della variante andina, un ceppo di hantavirus che si distingue drasticamente dagli altri per una capacità peculiare: la trasmissione da persona a persona. Storicamente questo virus era confinato in aree geografiche molto ristrette tra l’Argentina e il Cile, ma la sua comparsa su una nave da crociera in navigazione verso le Canarie segna un punto di svolta pericoloso. La capacità di replicarsi e diffondersi direttamente tra esseri umani, senza la necessità del contatto costante con i roditori che fungono da serbatoio naturale, eleva il livello di allerta per le autorità sanitarie internazionali, poiché rende il controllo della diffusione molto più complesso e incerto.

Un secondo elemento di forte preoccupazione è legato alla gravità clinica dell’infezione. Bassetti sottolinea che l’hantavirus non è una semplice influenza, ma una patologia che attacca in modo aggressivo i polmoni e i reni. I dati sulla mortalità sono definiti drammatici, con una letalità che oscilla tra il 30% e il 50%. Per offrire un parametro di confronto comprensibile, l’esperto ricorda che il Covid nelle sue fasi iniziali presentava un tasso di letalità del 3% circa. Ci troviamo quindi di fronte a un patogeno estremamente violento per il quale, attualmente, non esistono anticorpi specifici o trattamenti consolidati. La rapidità con cui il quadro clinico può degenerare rende ogni singolo caso un’emergenza medica assoluta.

Il terzo fattore di rischio è di natura logistica e globale. La nave degli infetti ha già sbarcato numerosi passeggeri in diverse tappe, come l’isola di Sant’Elena, e altri si sono già spostati utilizzando voli aerei e treni. Questa dispersione geografica rende il tracciamento dei contatti un’impresa quasi impossibile. Molte persone che sono state esposte al virus si trovano ora in diverse parti del mondo, potenzialmente portando con sé il patogeno senza saperlo. Bassetti evidenzia come la mancanza di una supervisione coordinata sui passeggeri sbarcati rappresenti una falla enorme nel sistema di prevenzione internazionale, aumentando la probabilità che nascano nuovi focolai isolati in città lontane dal punto di origine del contagio.

La biologia del virus complica ulteriormente la situazione a causa di un periodo di incubazione molto esteso, che può variare dalle due alle sei settimane. Durante questo arco di tempo, i soggetti contagiati non presentano sintomi evidenti ma sono considerati potenzialmente contagiosi, specialmente nel caso della variante andina. Questo significa che un individuo può attraversare frontiere, frequentare luoghi affollati e viaggiare su mezzi pubblici per giorni o settimane prima di manifestare i segni della malattia. Tale caratteristica rende i controlli della temperatura o i monitoraggi superficiali del tutto inefficaci, permettendo al virus di muoversi silenziosamente sotto i radar delle autorità doganali e sanitarie.

Critica al sistema dell’informazione italiana

Oltre agli aspetti puramente medici, Bassetti rivolge una critica feroce ai media tradizionali italiani, colpevoli di ignorare l’emergenza hantavirus per dare spazio ossessivo a vecchi casi di cronaca come il delitto di Garlasco. Mentre testate del calibro di CNN, BBC e Washington Post mantengono alta l’attenzione sulla MV Hondius e sui nuovi casi rilevati a Zurigo e in Sudafrica, in Italia l’argomento sembra non riscuotere alcun interesse. L’infettivologo sostiene che questo disinteresse sia sintomatico di un declino dell’informazione professionale, suggerendo che la fuga del pubblico verso i social network sia una conseguenza diretta dell’incapacità dei giornali e delle televisioni di gerarchizzare correttamente le notizie in base alla loro reale importanza per la salute pubblica.

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