
Le pagine sono consumate, alcune strappate, altre riempite con una grafia nervosa che sembra accelerare insieme ai pensieri. Frasi spezzate, sfoghi improvvisi, ricordi confusi. In quelle agende marroni sequestrate dagli investigatori, il racconto della vita di Andrea Sempio diventa una lunga sequenza di ossessioni, rabbia e segreti custoditi per anni. Un materiale che oggi gli inquirenti considerano centrale nella nuova indagine sul delitto di Garlasco.
Tra annotazioni personali, monologhi registrati nell’auto e riferimenti continui a Chiara Poggi, emerge il ritratto di un uomo tormentato. Un quadro che, secondo la procura di Pavia, si intreccerebbe con gli elementi raccolti negli ultimi mesi attorno all’omicidio avvenuto nell’agosto del 2007. E proprio quelle frasi, rimaste per anni chiuse dentro quaderni e taccuini, sono ora finite agli atti dell’inchiesta.
Le frasi nelle agende e il “salto temporale”
La data compare in alto a destra su un foglio di agenda: «Day 1. 19/09/19». Da lì parte un racconto autobiografico che gli investigatori ritengono significativo. «Andrea nasce in Italia, in una famiglia normale. Fin da piccolo è un bambino curioso e sensibile. Non è bravissimo nell’integrarsi con gli altri e spesso resta isolato o viene preso in giro». Poi il tono cambia progressivamente e diventa più oscuro. «Ho commesso cose brutte», scrive ancora. E in un altro foglio compare lo sfogo: «Ne ho passate tante… Decisamente…. Cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno».
Secondo chi indaga, quelle parole descriverebbero un’esistenza “tormentata” e segnata da un forte disagio interiore. In un’altra agenda, datata due anni dopo, Sempio annota: «Perché so difendermi se serve. Perché ho visto, subito e fatto cose che fottetevi tutti. Provate a vivere la metà di che cazz.. ho vissuto io». Gli investigatori parlano di un possibile “salto temporale” nel racconto della sua vita, soffermandosi sul periodo successivo alla maturità, gli stessi anni in cui sarebbe maturato il delitto di Chiara Poggi.
Gli audio in auto e il riferimento al sangue
Nell’informativa dei carabinieri del nucleo investigativo di Milano compare anche il contenuto di alcuni soliloqui registrati nell’auto di Sempio. Il 27 febbraio scorso, quando ancora non avrebbe saputo il motivo della convocazione dei carabinieri, avrebbe pronunciato una frase ritenuta rilevante dagli investigatori: «Che cazz.. hanno trovato?». E poi ancora, sottovoce: «Le ho bruciate tutte… Andiamo a processo».
L’indagine della procura pavese, riaperta dopo oltre un anno di nuovi approfondimenti, mette in fila diversi elementi che secondo gli inquirenti porterebbero a Sempio. Tra questi il Dna trovato sotto le unghie della vittima, l’impronta “bagnata” attribuita alla sua mano sulle scale della villetta di Garlasco e i contenuti delle sue agende personali.
In una Moleskine, Sempio annotava sogni violenti parlando di sé in terza persona: «Sogna una bionda che usa il taser su di lui, ma lui le salta addosso e le apre la faccia», «sogna che accoltella», «sogna che stupra…». Il 24 giugno 2020 scrive invece: «mamma in panico per la cosa di Stasi», riferimento che gli investigatori collegano alla richiesta di revisione del processo ad Alberto Stasi.
Sempre nelle registrazioni ambientali compare un altro passaggio ritenuto delicato dagli inquirenti, relativo alla scena del crimine: «Lui dice di non aver… con i piedi… Quando sono andato io… il sangue c’era…».
Il video intimo di Chiara e l’ipotesi dell’ossessione
Tra gli elementi finiti nell’inchiesta ci sono anche alcuni riferimenti a un video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi. In uno dei monologhi registrati pochi giorni prima delle nuove acquisizioni investigative, Sempio dice: «Ho visto quel video… e io ce l’ho, dentro la penna». Poi aggiunge una frase offensiva, «bella stronza», che secondo chi indaga sarebbe riferita proprio alla vittima.
Per la procura, quel materiale aiuterebbe a spiegare una possibile ossessione nei confronti della ragazza, ipotizzando un “effetto domino a seguito di un rifiuto da parte della vittima”. Gli investigatori collegano anche le tre telefonate effettuate a casa Poggi tra il 7 e l’8 agosto 2007 a questo presunto interesse verso Chiara.
Nelle carte dell’inchiesta compare infine una frase attribuita al padre di Andrea Sempio, Giuseppe, mentre parla con la moglie Daniela dell’alibi dello scontrino: «Perché lo scontrino lo hai fatto tu». Intanto sul trentottenne continua ad aleggiare l’ipotesi di un possibile arresto. A Quarto Grado Sempio ha ribadito la propria innocenza: «Spero che ciò non accada perché io, questo fatto atroce, non l’ho commesso», aggiungendo anche la sua «vicinanza» alla famiglia Poggi.


