Vai al contenuto

Garlasco, Stasi rompe il silenzio: “Potrò farlo per la prima volta in 20 anni”

Pubblicato: 09/05/2026 12:40
Caso Garlasco: Alberto Stasi in semilibertà, notte fuori dal carcere e lettura degli atti con l’avvocata

C’è una notte che pesa più delle altre. Una di quelle che non fanno rumore, ma ti restano addosso. Alberto Stasi, oggi in regime di semilibertà, ha dormito fuori dal carcere: lavora di giorno e la sera rientra in un appartamentino preso in affitto.

Ma stavolta non è solo una questione di orari e permessi. È una scelta che, dopo anni di silenzio e distanza emotiva, suona quasi come uno scatto improvviso: Stasi ha deciso di rimetterci la testa dentro. Oggi incontrerà la sua avvocata Giada Boccellari per leggere gli atti depositati dalla Procura di Pavia, in vista della richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.

Una notte diversa: la decisione di guardare di nuovo gli atti

È il tipo di passaggio che, nel linguaggio di chi segue il caso Garlasco, segna un prima e un dopo. Non perché cambi tutto in un istante, ma perché cambia il modo di stare dentro una storia che dura da vent’anni.

A raccontarlo è Boccellari, con parole nette e senza filtri: “Gli porterò gli atti, li leggeremo insieme e cercheremo di contestualizzarli. Per il momento la cosa che più l’ha colpito è l’intercettazione ambientale in macchina nella quale Sempio parla dei video intimi che avrebbe visto sul suo computer”.

“Dopo vent’anni intravede una luce”

Nel racconto della legale c’è anche la frase che più di tutte restituisce il senso emotivo del momento, tra attese e ferite che non si richiudono: “Dopo vent’anni intravede una luce. E pensare che se nel 2007 ci avessero detto che l’impronta 33 era quella dell’assassino, per escludere Stasi sarebbero bastate due minuzie”.

Un’immagine potentissima: anni compressi in poche righe, e l’idea che il destino processuale possa dipendere da dettagli minimi. È qui che il caso torna a farsi pop nel senso più crudo: una vicenda che tutti conoscono, ma che continua a cambiare forma.

Perché Stasi ha taciuto per anni

Alberto Stasi: il motivo del silenzio per anni secondo l’avvocata Giada Boccellari

La domanda rimbalza ovunque, tra conversazioni, social e titoli: com’è possibile che, se davvero è innocente, Stasi abbia accettato la sua condizione quasi senza reagire?

“È l’accettazione di una persona che ha sofferto tantissimo e sa purtroppo che molte cose non dipendono da lui, che i processi sono cose complesse e che non bisogna dare mai nulla per scontato, avendo lui preso tante bastonate. Difficilmente si fa delle facili illusioni e questo anche per salvaguardare la sua tenuta psicofisica perché se non avesse fatto così probabilmente non sarebbe neppure più fra noi”.

Il ritorno all’inchiesta: isolamento finito?

Nell’ultimo anno, spiega la legale, la strategia è stata il distacco totale: niente giornali, niente televisione, nessun flusso continuo di aggiornamenti. Solo ciò che filtrava dall’avvocata. Un modo per respirare, per proteggersi, per non crollare.

Ora però qualcosa cambia: “Ora è un po’ diverso — spiega Boccellari — ci sono i documenti e anche lui li vuole vedere”. E in quell’“anche lui” c’è tutto: il bisogno di riprendere in mano la narrazione, almeno per un momento.

I nuovi soliloqui di Sempio: “Quando sono andato io il sangue c’era”

Tra i punti che stanno facendo discutere ci sono i monologhi registrati nell’auto di Andrea Sempio. Oltre all’intercettazione già nota — quella in cui diceva da solo “Ho visto il video di Chiara e Alberto” — ne sono emersi altri due.

Nel primo afferma: “Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie”. Nel secondo, parlando di Chiara Poggi, usa parole che gelano: “Chiara? Bella str*nza, mi ha messo giù il telefono”.

Prudenza sulle frasi: “bisogna contestualizzare”

Il punto, però, è uno: il modo in cui queste frasi vengono lette e incasellate. Boccellari invita a non trasformarle automaticamente in una verità definitiva: “Dette così sembrano confessorie ma bisogna contestualizzare la frase e ascoltare gli audio”.

In altre parole: attenzione agli effetti speciali. Nel caso Garlasco ogni parola diventa un frammento che incendia l’opinione pubblica, ma la sostanza passa dai documenti e dalle verifiche.

Le prove a discarico di Stasi nell’informativa dei carabinieri

Nell’informativa dei carabinieri del Comando Provinciale di Milano sono indicati elementi che, secondo gli inquirenti, scagionerebbero Stasi. Tra questi, l’orario della morte di Chiara viene spostato in un intervallo ritenuto compatibile con le sue dichiarazioni.

Le analisi del Ris gli riassegnano il ruolo di scopritore del delitto — non di assassino. E la discussa assenza di tracce di sangue sulle suole delle scarpe trova una spiegazione nelle 19 ore trascorse prima del sequestro delle calzature, nel frattempo utilizzate.

Il caso resta aperto: atti depositati e tensione alta

Dall’altra parte, la famiglia Poggi mantiene una posizione ferma: l’assassino è Stasi. E i legali di Sempio continuano a smontare le prove una a una, pezzo dopo pezzo.

Nel mezzo, una certezza: gli atti sono depositati e il confronto si riaccende. Ma intanto, per la prima volta dopo vent’anni, Alberto Stasi è pronto a leggerli davvero. E quella notte fuori dal carcere, oggi, sembra l’inizio di un nuovo capitolo.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure