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“Cosa c’è sotto l’impronta di Sempio”. Traccia 33, clamoroso colpo di scena

Pubblicato: 10/05/2026 17:01

Per la Procura di Pavia, la cosiddetta traccia 33 — l’impronta di mano destra rilevata sulla parete destra della scala interna della villetta di Garlasco — sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio. Un elemento che, secondo gli inquirenti, assumerebbe oggi un valore centrale nell’inchiesta riaperta sul delitto di Chiara Poggi.

La conferma arriverebbe dal fascicolo depositato il 7 maggio 2025 al termine delle nuove indagini. In quel documento, la traccia 33 viene descritta come un’impronta particolarmente significativa per la dinamica del crimine, anche per la sua posizione e per le caratteristiche fisiche rilevate dagli specialisti del RIS.

Secondo quanto riportato dagli atti, l’impronta sarebbe “bagnata” e caratterizzata da macchie simili a schizzi, un dettaglio che richiama la presenza di materiale ematico nella zona della scala. I carabinieri del RIS, ascoltati nel 2025, avrebbero confermato la rilevanza della traccia nell’ambito della ricostruzione della scena del delitto.

La traccia 33 si troverebbe inoltre in prossimità della cosiddetta traccia 45, una goccia di sangue attribuita a Chiara Poggi. Secondo la Procura, questa goccia sarebbe caduta da un oggetto insanguinato — probabilmente l’arma del delitto o una parte del corpo della vittima — con una traiettoria obliqua dall’alto verso il basso.

Gli investigatori sottolineano che la goccia si trova appena sotto e leggermente a destra rispetto alla traccia 33, un dettaglio che viene interpretato come un possibile collegamento diretto tra la presenza dell’impronta e la dinamica dell’omicidio. Una ricostruzione che rafforzerebbe l’ipotesi accusatoria nei confronti di Andrea Sempio.

Già nel 2007 il RIS aveva ritenuto la zona della parete particolarmente interessante. Proprio per la traccia 33 fu deciso di rimuovere parte dell’intonaco, una scelta non comune che testimonia l’attenzione iniziale degli investigatori verso quell’impronta, considerata fin da subito anomala.

Le analisi dell’epoca evidenziarono una forte reazione alla ninidrina, segnale della possibile presenza di una mano bagnata o contaminata da liquidi biologici. I tecnici, tra cui il tenente colonnello Alberto Marino e Aldo Mattei, descrissero un deposito aminoacidico consistente, tale da rendere la traccia particolarmente evidente.

Nonostante questo, all’epoca la traccia 33 non venne ritenuta determinante e gli esami non portarono ad alcuna attribuzione. Solo oggi, a distanza di 19 anni, la stessa impronta viene rivalutata e attribuita ad Andrea Sempio, diventando uno degli elementi più discussi della nuova inchiesta su Garlasco.

Nel frattempo, il caso continua a intrecciarsi con altre piste investigative e testimonianze, mentre si riaccende anche il dibattito sul ruolo di Alberto Stasi, già condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, e sulle possibili nuove letture di una vicenda giudiziaria che, a quasi vent’anni di distanza, resta ancora al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria.

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