
Esistono momenti in cui il silenzio di un’inchiesta decennale viene squarciato non da una grande rivelazione plateale, ma dal recupero meticoloso di frammenti che il tempo e la noncuranza sembravano aver destinato all’oblio. In certi contesti, la quotidianità più banale – un tragitto in auto, un sacchetto gettato con fretta, un sospiro catturato nel chiuso di un abitacolo – si trasforma nel palcoscenico di una nuova, inquietante verità. Quando l’attenzione degli inquirenti si sposta su dettagli apparentemente minimi, è perché ogni parola, anche quella scritta su un foglio sgualcito, può diventare la bussola per orientarsi in un labirinto di ombre dove i confini tra amicizia, ossessione e violenza si fanno pericolosamente sottili, costringendo chi osserva a riconsiderare certezze che parevano ormai scritte nella pietra.
Il biglietto tra i rifiuti: la svolta nelle indagini
Un foglio con qualche appunto scritto in stampatello, nel quale si leggono parole e brevi frasi, come “da cucina a sala”; “cane”; “colpi da…”; “campanello”, “finestra da fuori” e “assassino”. A scrivere su quel foglio, gettato nella spazzatura e successivamente recuperato dai Carabinieri, sarebbe stato Andrea Sempio. Secondo gli inquirenti che indagano sul delitto di Garlasco, quegli appunti conterrebbero dettagli cruciali sull’omicidio di Chiara Poggi. Il biglietto è parte integrante delle carte che le pubblico ministero Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e l’aggiunto Stefano Civardi hanno svelato il 6 maggio, durante l’interrogatorio del 38enne, il quale ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Le indagini, chiuse ufficialmente il giorno successivo, delineano un quadro pesantissimo: Sempio è accusato di aver ucciso da solo la 26enne il 13 agosto 2007, agendo con “crudeltà” e “per motivi abietti riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale”. Il documento è stato individuato in “un sacco della spazzatura gettato dall’indagato e divenuto sospetto proprio poiché gettato in un luogo lontano da casa sua” il 26 febbraio di un anno fa. In quell’occasione i Carabinieri di Voghera avevano contattato il 38enne, amico di Marco Poggi, per una notifica; l’uomo, intercettato in auto, aveva reagito con stizza: “Porca pu*a, ancora con questa storia. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che co hanno trovato?”.
Subito dopo la chiamata, i pm annotano che “lo stesso poneva in essere alcuni atteggiamenti ambigui a fronte dei quali anche i commenti, fatti da solo in auto, risultano rilevanti”. Sempio, dopo essere rientrato a casa, era uscito nuovamente per gettare la spazzatura in bidoni distanti e presso l’isola ecologica del centro commerciale dove lavora. I Carabinieri, seguendo ogni suo movimento, hanno recuperato il sacco permettendo “di rinvenire al suo interno un foglio a quadretti manoscritto su entrambi i lati”. Mentre una facciata riportava appunti su come approcciare le donne, l’altra conteneva, secondo gli inquirenti, “degli appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi”, cristallizzando sospetti che dopo quasi vent’anni cambiano radicalmente il volto di questo giallo infinito.


