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“Ecco quando lo sapremo”. Hantavirus, scatta l’allarme degli esperti

Pubblicato: 11/05/2026 07:45

Cresce la preoccupazione internazionale attorno al focolaio di hantavirus Andes scoppiato sulla nave da crociera MV Hondius. Nelle ultime ore il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti ha confermato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati presenta sintomi lievi compatibili con l’infezione, mentre un secondo passeggero è risultato debolmente positivo al test PCR. Anche in Francia è stato segnalato un caso sospetto tra i passeggeri evacuati dalle Canarie, riaccendendo il timore di una possibile diffusione più ampia del virus.

Intanto gli epidemiologi stanno ricostruendo la catena del contagio partita dalla nave. Al centro delle indagini c’è quello che viene considerato il possibile “paziente zero”: l’ornitologo olandese Leo Schilperoord, 70 anni, morto pochi giorni dopo la comparsa dei sintomi. Secondo la ricostruzione, durante una visita a una discarica vicino a Ushuaia, in Argentina, l’uomo potrebbe aver inalato particelle contaminate provenienti dalle feci di topi selvatici portatori del ceppo Andes dell’hantavirus.

Il focolaio sulla nave e i ritardi nei protocolli

Schilperoord e la moglie erano arrivati in Argentina il 27 marzo e si erano imbarcati sulla MV Hondius il primo aprile. I primi sintomi sarebbero comparsi il 6 aprile: febbre alta, diarrea e forti mal di testa. L’ornitologo è morto cinque giorni dopo, ma secondo diverse testimonianze i protocolli di emergenza a bordo sarebbero scattati soltanto il 27 aprile, quando altri passeggeri hanno iniziato a manifestare sintomi sospetti.

Nel frattempo, molti viaggiatori avevano avuto contatti ravvicinati con la moglie dell’uomo, anche lei successivamente deceduta. Alcuni passeggeri hanno raccontato che, dopo la morte dell’ornitologo, diversi presenti avrebbero addirittura abbracciato la vedova senza sapere del rischio infettivo. Solo dopo la comparsa di nuovi casi è stato attivato il piano sanitario di emergenza con isolamento, controlli medici e misure igieniche straordinarie.

Burioni avverte: “Servono almeno 60 giorni per sapere come evolverà la situazione”

A preoccupare gli esperti è soprattutto il fatto che il ceppo Andes sia uno dei pochi hantavirus capaci di trasmettersi anche da persona a persona, seppur attraverso contatti molto stretti. Il virologo Roberto Burioni ha spiegato che le conoscenze scientifiche su questo virus sono ancora limitate e basate soprattutto su un focolaio avvenuto anni fa in Argentina, dove furono contagiate 34 persone con 11 decessi.

Secondo Burioni il vero problema è che i virus mutano continuamente e potrebbero diventare più contagiosi nel tempo. Per questo motivo, ha spiegato, non sarà possibile abbassare la guardia rapidamente. L’incubazione dell’hantavirus Andes può infatti arrivare fino a 60 giorni e soltanto trascorso questo periodo senza nuovi positivi si potrà considerare davvero chiusa l’emergenza.

I sintomi, i test e il rischio di contagio

Gli specialisti spiegano che i sintomi iniziali dell’hantavirus possono essere molto generici: febbre, dolori muscolari, problemi gastrointestinali e malessere diffuso. Nelle forme più gravi, però, il virus può provocare pesanti complicazioni respiratorie fino alla necessità di ricovero in terapia intensiva.

Per la diagnosi vengono utilizzati test del sangue e tamponi sulle secrezioni respiratorie. Gli esperti ricordano però che una persona inizialmente negativa potrebbe diventare positiva nei giorni successivi, a causa della cosiddetta “fase finestra” dell’infezione. Al momento non esistono vaccini né cure specifiche contro l’hantavirus Andes: i medici possono soltanto trattare i sintomi e monitorare attentamente i pazienti.

Gli esperti: “Serve prevenzione per evitare nuovi spillover”

Secondo molti virologi ed epidemiologi, il caso della MV Hondius dimostra ancora una volta quanto sia importante investire nella prevenzione degli spillover, cioè il salto di specie dei virus dagli animali all’uomo. Il monitoraggio degli ecosistemi, il controllo della fauna selvatica e la sorveglianza epidemiologica vengono considerati strumenti fondamentali per evitare future emergenze sanitarie.

L’attenzione resta ora concentrata sui passeggeri rimpatriati nei vari Paesi, molti dei quali sono ancora sotto osservazione sanitaria. Le autorità internazionali stanno continuando il tracciamento dei contatti mentre aumentano le misure di controllo per individuare rapidamente eventuali nuovi casi collegati al focolaio della nave da crociera.

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Ultimo Aggiornamento: 11/05/2026 07:46

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