
L’edizione numero settanta dell’Eurovision song contest si apre in un clima di profonda tensione e contrasti che travalicano il semplice ambito musicale. La città di Vienna, scelta come sede dell’evento per celebrare questo storico anniversario, si trova a gestire una situazione complessa dove lo spettacolo pop si scontra con la dura realtà della geopolitica internazionale. La Wiener Stadthalle, lo storico palazzetto che ha già ospitato la competizione nel passato, diventa il fulcro di un’attenzione mediatica che quest’anno sembra concentrarsi più sulle piazze circostanti che sulle scenografie luminose del palco. La manifestazione, nata originariamente per unire i popoli attraverso la musica nel secondo dopoguerra, appare oggi frammentata da boicottaggi e ritiri ufficiali che segnano un punto di svolta nella storia del concorso.
Il fermento delle piazze viennesi
Le strade della capitale austriaca sono diventate il teatro di manifestazioni simboliche molto forti, in particolare nella zona di Schwedenplatz. Qui, diversi attivisti hanno manifestato il proprio dissenso posizionando a terra piccole bare accompagnate dalle immagini dei bambini vittime del conflitto nella Striscia di Gaza. Questa iniziativa rientra in un piano di protesta più ampio volto a contestare la presenza di Israele alla competizione. La città è blindata da un massiccio dispositivo di sicurezza per prevenire incidenti, mentre i gruppi pro Palestina denunciano quello che definiscono un uso politico dell’evento per ripulire l’immagine internazionale di un paese in guerra. Le polemiche non accennano a placarsi e si prevede che raggiungeranno il culmine sabato sedici maggio, in concomitanza con la serata finale.
Il peso della situazione politica ha portato a una serie di defezioni senza precedenti tra i paesi partecipanti. Ben cinque nazioni, ovvero Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda, hanno deciso ufficialmente di non prendere parte alla gara. Il motivo risiede nella protesta contro le operazioni militari a Gaza e in una critica esplicita verso l’organizzazione del contest, rea secondo i governi coinvolti di aver adottato un doppio standard rispetto all’esclusione della Russia avvenuta nel duemila ventidue. Anche il mondo dell’arte si è schierato in modo compatto attraverso la campagna No Music for Genocide, che ha raccolto oltre millecento firme di nomi illustri della scena internazionale come Peter Gabriel e i Massive Attack, tutti uniti nel chiedere l’esclusione di Israele dalla kermesse canora.
Lo spettacolo televisivo tra novità e ritorni
Nonostante il clima pesante, la macchina organizzativa prosegue il suo corso con la messa in onda della prima semifinale su Rai 2. La conduzione italiana vede il ritorno di Gabriele Corsi, ormai volto storico della manifestazione, affiancato per la prima volta da Elettra Lamborghini in veste di commentatrice. Sul palco austriaco la conduzione è affidata a Victoria Swarovski, nota erede della famiglia di cristalleria, e a Michael Ostrowski. La serata inaugurale prevede l’esibizione di quindici artisti in gara, tra cui spicca la partecipazione di San Marino che schiera Senhit in un’insolita coppia con la leggenda del pop Boy George. Solo dieci di questi concorrenti riusciranno a ottenere il biglietto per la finalissima di sabato, secondo il verdetto del voto europeo.
In questo panorama così variegato, l’Italia gioca un ruolo da protagonista assoluta grazie a Sal Da Vinci. Sebbene l’artista si esibisca fuori concorso durante questa fase, la sua presenza è diventata un vero e proprio fenomeno virale. Un video rubato durante le sue prove alla Wiener Stadthalle ha fatto il giro dei social network, attirando l’attenzione non solo del pubblico italiano ma di un’ampia platea internazionale. La sua interpretazione di Per sempre sì ha colpito i critici per la potenza vocale e l’impatto scenico, portando l’artista napoletano in cima alle preferenze dei bookmaker e rendendolo l’argomento più discusso nelle conversazioni digitali legate al contest di quest’anno.
I pronostici e la sfida finlandese
Secondo gli esperti di scommesse e gli appassionati del settore, la competizione per la vittoria finale vede alcuni paesi in netto vantaggio rispetto ad altri. La Finlandia è attualmente la nazione da battere, rappresentata da Linda Lampenius e Pete Parkkonen con il brano intitolato Liekinheitin. La proposta finlandese punta tutto sull’emozione e sulla forza del violino, cercando di conquistare il cuore della giuria e dei telespettatori con una performance che gli stessi artisti definiscono viscerale. Oltre alla Finlandia, godono di ottimi pronostici anche la Grecia, la Svezia e la Croazia, che si sfideranno per strappare il titolo all’Austria, vincitrice in carica e padrona di casa in questa edizione numero settanta.


