
A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a dividere l’opinione pubblica. Ogni nuova pista investigativa, ogni indiscrezione e ogni elemento emerso nella nuova indagine su Andrea Sempio riporta al centro una domanda precisa: perché la famiglia Poggi continua a ritenere colpevole Alberto Stasi?
Per Rita Preda e Giuseppe Poggi, genitori della giovane uccisa il 13 agosto 2007, la risposta affonda in un dolore che dura da quasi due decenni e nella convinzione maturata attraverso anni di processi, perizie, assoluzioni e condanne, culminati nel 2015 con la sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato Stasi a 16 anni di carcere.
Quella decisione giudiziaria, per la famiglia, non rappresenta soltanto una verità processuale, ma anche il punto fermo attorno al quale hanno tentato di ricostruire la propria vita dopo la tragedia.
A pesare, secondo quanto emerso negli anni, sarebbe soprattutto il ricordo della strategia difensiva adottata durante il processo a Stasi. Nelle motivazioni della sentenza definitiva, i giudici sottolinearono infatti come la difesa avesse ipotizzato una presunta “doppia vita” di Chiara Poggi, senza che però emergessero elementi concreti a sostegno di tale tesi.
Si parlò di cellulari segreti, relazioni nascoste e incontri misteriosi. Ipotesi che la famiglia ha sempre vissuto come un tentativo di screditare la memoria della figlia.
«È disgustoso», ha ripetuto più volte la madre di Chiara, Rita Preda, ribadendo come la figlia fosse «una ragazza semplice» e priva di segreti.
Nelle sentenze si fa inoltre riferimento ad alcuni aspetti intimi della relazione tra Stasi e Chiara, utilizzati nel dibattimento per delineare un presunto profilo psicologico fragile della vittima. Elementi che, secondo i giudici, non trovarono però conferme medico-legali.
Per i genitori di Chiara, dunque, il nodo non riguarda soltanto la responsabilità penale stabilita dalla giustizia, ma anche la percezione che, durante il processo, la dignità della figlia sia stata messa in discussione.
Negli ultimi mesi il caso è tornato nuovamente sotto i riflettori dopo la riapertura delle indagini su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. La Procura di Pavia ha recentemente chiuso l’inchiesta nei suoi confronti, contestandogli l’omicidio aggravato di Chiara Poggi.
Tra gli elementi al centro della nuova indagine ci sono consulenze genetiche, impronte, intercettazioni ambientali e nuovi approfondimenti investigativi. Tuttavia, ad oggi, non esiste alcuna sentenza che abbia modificato la condanna definitiva di Alberto Stasi.
La difesa dell’ex studente della Bocconi punta ora a una richiesta di revisione del processo, sostenendo che le nuove indagini abbiano indebolito l’impianto accusatorio originario. Di parere opposto i legali della famiglia Poggi, secondo cui gli elementi emersi non sarebbero sufficienti a scardinare la sentenza passata in giudicato.
In questo scenario, la posizione dei genitori di Chiara resta immutata. Per loro, Alberto Stasi continua a essere l’unico responsabile del delitto della figlia.


