
Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi continua a scuotere le cronache giudiziarie italiane attraverso nuovi e inquietanti sviluppi che vedono al centro dell’attenzione la figura di Andrea Sempio. Nonostante il lungo tempo trascorso dal delitto di Garlasco, la Procura di Pavia ha recentemente chiuso una nuova inchiesta che punta i riflettori su dettagli inediti riguardanti il comportamento dell’indagato e i suoi tentativi di eliminare tracce del passato. Gli inquirenti hanno cercato di ricostruire un puzzle complesso, muovendosi tra vecchi profili social e dispositivi informatici mancanti, nel tentativo di trovare una prova determinante che possa fare luce definitiva su una delle vicende più oscure della cronaca nera nazionale.
La strategia della rogatoria internazionale
Per tentare di recuperare informazioni che sembravano perdute per sempre, i pubblici ministeri hanno intrapreso una strada estremamente complessa attivando una rogatoria negli Stati Uniti nel giugno 2025. L’obiettivo principale di questa mossa legale era quello di ottenere una cooperazione diretta con Meta, l’azienda che gestisce Facebook, per accedere ai contenuti del profilo che Sempio aveva deciso di chiudere definitivamente alla fine di febbraio 2017. Quella cancellazione non era passata inosservata, essendo avvenuta subito dopo un interrogatorio chiave nella prima fase dell’indagine, che all’epoca si era conclusa con un’archiviazione. Tuttavia, nonostante l’impiego di strumenti di cooperazione internazionale, gli atti giudiziari rivelano che questa operazione non ha dato i frutti sperati. Il tentativo di riempire il vuoto informativo lasciato dalla disattivazione dell’account è fallito, lasciando agli investigatori il compito di procedere per altre vie.
Il mistero dei dispositivi informatici assenti
Un elemento che ha destato forte sospetto negli inquirenti è la totale assenza di strumenti tecnologici d’uso comune durante le perquisizioni effettuate nel maggio 2025. La Procura ha definito come una singolare circostanza il fatto che Andrea Sempio non possedesse né computer fissi né portatili al momento dei controlli. Secondo l’ipotesi accusatoria, questa mancanza non sarebbe casuale ma il risultato di una precisa volontà di distruggere materiale documentale e di disfarsi di memorie digitali potenzialmente compromettenti. Si ritiene che tale opera di smaltimento sia iniziata subito dopo l’emersione della prima indagine a suo carico, suggerendo un atteggiamento volto alla protezione della propria privacy o, peggio, alla cancellazione di prove rilevanti. La difesa, dal canto suo, sta lavorando intensamente su cinque consulenze tecniche per contrastare queste tesi, sottolineando come la mancanza di una pistola fumante renda le accuse prive di un fondamento solido.
La chiusura del vecchio account Facebook rappresenta un altro punto critico nell’impianto accusatorio. Quel profilo era stato precedentemente analizzato dall’agenzia investigativa Skp, che operava per conto della difesa di Alberto Stasi, estrapolando post e pubblicazioni che sembravano coincidere temporalmente con i momenti più significativi del processo a carico dell’ex studente della Bocconi. Dopo essere stato messo a confronto con tali contenuti durante l’interrogatorio del 2017, Sempio avrebbe immediatamente provveduto a rendere inaccessibile quel profilo, creandone uno nuovo tuttora in uso. Per l’accusa, questo cambio repentino di identità digitale non sarebbe altro che un’ulteriore conferma della volontà di occultare comportamenti o pensieri espressi in passato che potrebbero risultare scomodi o rivelatori nel contesto dell’omicidio di Garlasco.
Il profilo psicologico e le ossessioni
Parallelamente alla ricerca di prove informatiche, gli esperti hanno analizzato a fondo gli oggetti e i documenti che è stato possibile recuperare, come telefoni, agende, quaderni e appunti manoscritti. Da questa analisi è emerso un ritratto inquietante dell’indagato, descritto come una persona profondamente ossessionata dalla violenza e da tematiche riguardanti la sessualità non consenziente. Gli investigatori notano con particolare enfasi come, in tutti i suoi scritti personali, non compaia mai una menzione esplicita all’omicidio di Chiara Poggi e come anche i riferimenti alle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto siano estremamente rari. Questo silenzio metodico e la scelta di vivere quasi tumulato in casa vengono interpretati dagli inquirenti come segnali di una personalità complessa che evita accuratamente di affrontare il cuore del dramma di Garlasco, preferendo mantenere un profilo di assoluta chiusura verso il mondo esterno.


