
Il delitto di Garlasco torna a occupare il centro della scena. E lo fa con quell’insieme di dettagli, parole e ricostruzioni che, a distanza di anni, continuano a far discutere e a lasciare aperti interrogativi. Nella puntata di Mattino Cinque di mercoledì 13 maggio 2026, il caso è stato ripercorso alla luce di elementi che oggi gli investigatori guardano con occhi diversi.
L’attenzione si concentra sull’attuale indagato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, e su alcune intercettazioni che, in passato considerate marginali, vengono ora rilette come possibili snodi decisivi.
Il caso Garlasco torna in tv: il punto su Sempio e la difesa
Durante la trasmissione, Federica Panicucci ha guidato il pubblico tra aggiornamenti investigativi e retroscena. È stato ricordato che il team difensivo di Sempio si è riunito a Roma per definire una strategia, anche con il supporto di una consulenza psicologica mirata a delineare il profilo dell’indagato.
Un passaggio che, nel racconto televisivo, viene presentato come cruciale: può incidere sulle prossime mosse legali e sul modo in cui la vicenda verrà affrontata nelle sedi competenti.

Intercettazioni e chiavetta usb: le frasi sotto la lente
È però nella seconda parte della ricostruzione che la storia assume contorni ancora più delicati. Le intercettazioni tornano centrali, a partire da quella in cui il 38enne afferma “è successo qualcosa quel giorno…alle 9.30 a casa”, una frase che oggi viene considerata potenzialmente più significativa rispetto al passato.
A questa si aggiunge un’altra conversazione, datata 14 aprile 2025, nella quale emergerebbe il riferimento a una chiavetta usb di cui nelle prime fasi dell’inchiesta non si aveva notizia.

La ricostruzione dell’inviato: movimenti e comportamenti sospetti
Secondo quanto riportato dall’inviato Emanuele Canta, quella giornata presenterebbe elementi ritenuti sospetti dagli inquirenti: Sempio sarebbe stato a poca distanza da Garlasco e avrebbe parlato da solo in auto, un comportamento che, nell’interpretazione investigativa, potrebbe indicare una ricostruzione dei fatti.
“In quella giornata lui era poco distante da Garlasco, parla da solo come spesso era solito fare, secondo gli investigatori sta spiegando il contenuto delle tre chiamate che aveva fatto a casa Poggi, tra il 7 e l’8 agosto, i magistrati ritengono che quella possa essere una sorta di confessione su quei due giorni”.

Il possibile contenuto della chiavetta e l’ipotesi del video
Il quadro si complica quando entra in gioco l’ipotesi sul contenuto della chiavetta. Gli inquirenti sospettano possa contenere materiale sensibile, tra cui un video intimo della vittima insieme ad Alberto Stasi, che sarebbe rimasto sul dispositivo per tutto il mese di giugno 2007.
Non si esclude che quel file possa essere stato copiato o trasferito. Uno scenario che, se confermato, aprirebbe nuove piste non solo sul movente, ma anche su possibili dinamiche relazionali rimaste finora in ombra.
“Papà, vedi la playstation…”: la cantina e il dettaglio che fa discutere
Ed è proprio quando sembra che l’attenzione sia tutta sulla chiavetta usb che emerge un ulteriore tassello: un dialogo tra Marco Poggi e il padre Giuseppe Poggi, relativo a ciò che si trovava nella cantina dell’abitazione.
La frase riportata è questa: “Papà, vedi la playstation non era in cantina”. Un passaggio apparentemente semplice, ma capace di alimentare nuove interpretazioni.
Una smentita e nuove interpretazioni: cosa c’era davvero in cantina
La frase, per come viene presentata, smentisce la versione dell’avvocato Tizzoni che aveva spiegato come la play fosse lì. Se davvero la playstation non era in cantina, diventa importante capire cosa ci fosse in quello spazio e perché quel dettaglio venga sottolineato con tanta precisione.
Marco avrebbe chiarito che in cantina erano presenti solo vecchie consolle, escludendo quindi dispositivi più recenti o potenzialmente collegabili a file digitali. Un elemento che, inserito nel contesto delle intercettazioni e dell’ipotesi sulla chiavetta usb, potrebbe acquisire un peso diverso.
Il puzzle Garlasco: ogni parola ora pesa di più
Sui social, come spesso accade nei casi più complessi, il dibattito si accende: c’è chi ipotizza collegamenti tra consolle e gestione di file digitali, e chi invece invita alla cautela, ritenendo il riferimento un dettaglio destinato a ridimensionarsi.
Resta un dato: nel caso Garlasco ogni parola viene oggi passata al setaccio. Tra vecchi elementi riletti alla luce di nuove indagini e particolari apparentemente marginali, il lavoro degli investigatori prosegue. E la verità, per molti, sembra ancora non del tutto svelata.


