
Ci sono storie in cui la vita sembra alternare continuamente cadute e ripartenze, come un respiro che si spezza e poi torna a riempire i polmoni. Storie in cui la fragilità non cancella la voglia di raccontare, ma la trasforma in energia, ironia, bisogno di condividere.
E poi ci sono persone che scelgono di non restare spettatori della propria sofferenza, ma di farne un messaggio, un ponte verso gli altri. È in questo spazio sottile tra dolore e speranza che si inserisce la vicenda di chi, fino all’ultimo, ha provato a dare senso anche ai momenti più difficili.
A Cecina si è spento Leonardo Sartogo, 66 anni, comico, cabarettista e conduttore radiofonico, figura molto conosciuta nel mondo dello spettacolo e del volontariato. Da anni combatteva contro la fibrosi cistica, malattia che lo aveva costretto per lungo tempo all’ossigenoterapia continua, fino al delicato trapianto di polmone che gli aveva restituito una nuova possibilità di vita.
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La malattia e la lunga attesa del trapianto
La diagnosi di fibrosi cistica era arrivata nel 2014, cambiando radicalmente la quotidianità di Sartogo. Con il peggioramento delle condizioni respiratorie, negli ultimi due anni era stato costretto a dipendere da una bombola di ossigeno in attesa di un donatore compatibile.
Lo stesso Sartogo aveva raccontato più volte lo spaesamento iniziale di fronte alla diagnosi e alla prospettiva del trapianto. «A quel tempo neanche sapevo che esistesse il trapianto di polmoni», aveva spiegato, ricordando il primo confronto con i medici. «Mi sembrava di essere il protagonista di una candid camera».
Un’attesa lunga, fatta di paura e speranza, che però non aveva mai cancellato la sua capacità di mantenere uno sguardo ironico sulla realtà.

Il trapianto e il “grazie” che ha segnato la rinascita
Dopo l’intervento, la prima parola pronunciata da Leonardo Sartogo, una volta rimosso il tubo che gli permetteva la respirazione assistita, era stata semplicemente «grazie». Un gesto immediato, diventato simbolo di riconoscenza verso la vita e verso chi gli aveva donato una seconda possibilità.
Pochi giorni dopo il trapianto, nonostante il percorso di recupero ancora in corso, Sartogo era già al telefono con l’amica Cristina Barabino per progettare una serata dedicata alla donazione degli organi, tema che sentiva profondamente e che voleva portare sul palco per sensibilizzare il pubblico.
L’impegno per la donazione degli organi
Il progetto aveva preso forma al teatro De Filippo, in una serata a cui avevano partecipato medici, artisti e amici, tutti uniti per sostenere un messaggio comune legato all’importanza della donazione degli organi.
Sartogo aveva atteso per due anni un donatore, trasformando quell’esperienza in un impegno pubblico. La sua storia personale era diventata testimonianza concreta di quanto la donazione potesse cambiare il destino di una persona.
A quel progetto aveva partecipato anche la Pubblica Assistenza di Cecina, alla quale aveva devoluto l’incasso della serata, rafforzando un legame già profondo con il territorio e con il mondo del volontariato.

Il ricordo della Pubblica Assistenza
Dopo la sua scomparsa, la Pubblica Assistenza di Cecina ha voluto ricordarlo con un messaggio carico di emozione e riconoscenza.
«Un amico speciale – hanno scritto – un uomo che ha affrontato la malattia con una forza e una dignità fuori dal comune, senza mai perdere il sorriso e la capacità di alleggerire anche i momenti più duri. Chi gli è stato vicino sa quanto fosse capace di trasformare la fatica in ironia, la paura in condivisione, la fragilità in presenza viva».
Nel ricordo dell’associazione emerge soprattutto il valore del progetto “Dona”, che Sartogo aveva fortemente voluto e affidato a volontari e amici affinché continuasse anche dopo di lui.
«A lui dobbiamo non solo il ricordo, ma anche un impegno: il progetto “Dona”», hanno aggiunto, sottolineando la volontà di proseguire il percorso avviato.
Un’eredità di speranza
Fino agli ultimi giorni, Leonardo Sartogo ha continuato a rappresentare un esempio di resilienza e di impegno civile, trasformando la propria esperienza personale in un messaggio pubblico sulla donazione degli organi.
La sua storia resta quella di un uomo che ha affrontato la malattia senza perdere la capacità di sorridere e di coinvolgere gli altri, lasciando un’eredità che va oltre la scena e oltre la cronaca: quella di una vita che ha scelto di parlare anche attraverso la fragilità.


