
La paralisi istituzionale che sta colpendo la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha raggiunto un punto di tensione altissimo, trasformandosi in una vera e propria battaglia di principio condotta attraverso il corpo e la salute. Da quasi due anni, questo organismo fondamentale per la tenuta del pluralismo informativo in Italia versa in uno stato di totale immobilismo, incapace di rinnovare i propri vertici e di esercitare quella funzione di controllo che la legge gli assegna.
Il blocco non riguarda soltanto un avvicendamento di poltrone o una spartizione di incarichi tra le forze politiche, ma investe direttamente la qualità della nostra democrazia e la capacità del servizio pubblico di restare indipendente dalle pressioni governative. In questo scenario di silenzio assordante, un noto esponente di Italia Viva ha deciso di intraprendere una forma di protesta estrema, giungendo ormai al suo nono giorno di digiuno per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle massime cariche dello Stato su quella che viene definita una resa della legalità.

Il digiuno di Roberto Giachetti contro lo stallo
Il deputato Roberto Giachetti ha scelto di mettere in gioco la propria incolumità fisica per denunciare il sequestro di un presidio di garanzia essenziale. Giunto al nono giorno di sciopero della fame, l’esponente politico sottolinea come la Commissione di Vigilanza sia ferma da circa venti mesi a causa dell’incapacità della maggioranza di trovare una sintesi su un nome condiviso per la presidenza della Rai. Questa situazione di stallo operativo impedisce di fatto qualunque attività di monitoraggio sull’imparzialità dei telegiornali e dei programmi di approfondimento, proprio mentre il Paese si avvicina a scadenze elettorali decisive. Roberto Giachetti si è presentato simbolicamente davanti alla sede della Commissione con un cartello bianco al collo, un gesto che vuole rappresentare la bandiera bianca issata dalle istituzioni stesse, le quali sembrano aver rinunciato a far rispettare le proprie regole interne e i necessari contrappesi democratici.
La protesta nonviolenta si inserisce in un solco già tracciato dai ripetuti interventi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha espresso più volte forte preoccupazione per il mancato funzionamento degli organi di garanzia, ricordando che la loro efficienza è un requisito indispensabile per la solidità dello Stato di diritto. Secondo i rilievi che giungono dal Colle, il congelamento di una commissione bicamerale dedicata al controllo del pluralismo informativo rappresenta un’anomalia che rischia di alterare profondamente il sistema dei pesi e contrappesi costituzionali. La determinazione mostrata da Roberto Giachetti mira a dare una veste politica e umana a questi richiami istituzionali, accusando apertamente il governo di ignorare le sollecitazioni della massima autorità dello Stato pur di mantenere un controllo serrato sulla gestione del potere radiotelevisivo.
Le richieste dell’Europa e il Media Freedom Act
Oltre alle dinamiche interne, la questione assume una rilevanza internazionale a causa del nuovo quadro normativo introdotto dall’Unione Europea. Il cosiddetto Media Freedom Act impone infatti agli Stati membri di garantire l’indipendenza dei media pubblici, sottraendoli alle logiche di spartizione partitica che hanno storicamente caratterizzato il contesto italiano. Le norme di Bruxelles prevedono che i vertici delle emittenti di Stato siano selezionati attraverso criteri trasparenti e meritocratici, con mandati certi che non possano essere interrotti arbitrariamente a ogni cambio di esecutivo. Fino a quando la Commissione di Vigilanza rimarrà bloccata nelle secche degli interessi di parte, l’Italia continuerà a trovarsi in una posizione di inadempienza rispetto ai regolamenti europei. La battaglia di Roberto Giachetti punta quindi a un adeguamento strutturale del sistema informativo nazionale, necessario per evitare non solo sanzioni economiche ma anche un pericoloso isolamento democratico rispetto ai partner continentali.
Una crisi di legalità che svuota le istituzioni
La denuncia portata avanti attraverso lo sciopero della fame evidenzia una crisi che va ben oltre la singola nomina di Viale Mazzini. Si tratta di una questione di metodo e di rispetto delle procedure parlamentari che, se calpestate a lungo, finiscono per svuotare di significato i luoghi stessi della rappresentanza. Roberto Giachetti sostiene che la rinuncia a far funzionare gli organi di controllo equivalga a un atto di illegalità istituzionale accettato passivamente da gran parte della classe politica. La mancanza di dialogo tra le forze di governo e le opposizioni ha trasformato una commissione di garanzia in un terreno di scontro ideologico, rendendo impossibile quella funzione di arbitro che dovrebbe invece tutelare tutti i cittadini. La speranza del deputato è che questo sacrificio personale possa finalmente scuotere le coscienze e costringere i partiti a tornare al tavolo del confronto per individuare una figura di alto profilo che possa guidare la Rai fuori da questa stagione di incertezza.


