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Draghi scuote l’Europa: “Con gli Usa il compromesso non ha funzionato”

Pubblicato: 14/05/2026 13:22

Mario Draghi torna a parlare d’Europa e lo fa con un discorso che assomiglia a un avvertimento politico e strategico rivolto all’intero continente. Da Aquisgrana, durante la cerimonia del Premio Carlo Magno, l’ex presidente della Bce e del Consiglio ha descritto un’Unione europea arrivata a una soglia storica, stretta tra la crisi dell’alleanza occidentale tradizionale, il ritorno delle guerre e la necessità di diventare finalmente una potenza autonoma. Le sue parole più dure sono rivolte agli Stati Uniti, definiti un partner “più conflittuale e imprevedibile”, ma soprattutto a un’Europa che, secondo Draghi, ha continuato troppo a lungo a credere che la mediazione e il compromesso fossero sufficienti a garantire stabilità.

“La negoziazione e il compromesso, per lo più, non hanno funzionato”, ha detto Draghi, spiegando che una postura costruita per evitare l’escalation ha finito invece per incoraggiarla. Una frase che pesa non solo nei rapporti con Washington, ma anche nella gestione delle crisi internazionali degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina fino alle tensioni commerciali e tecnologiche globali. Nel suo ragionamento emerge l’idea di un’Europa rimasta troppo dipendente dagli Stati Uniti sul piano militare e strategico, incapace di trasformarsi in un soggetto politico realmente autonomo.

La svolta sulla Difesa europea

Il passaggio più forte del discorso riguarda la Difesa europea. Draghi sostiene che il continente debba prepararsi a reagire in modo immediato e credibile a qualsiasi minaccia contro uno Stato membro. “Se uno Stato europeo viene attaccato, la risposta deve essere inequivocabile ancora prima che la crisi inizi”, ha affermato, indicando due possibili strade per costruire questa nuova architettura della sicurezza.

La prima passa attraverso gruppi più ristretti di Paesi europei già accomunati dalla stessa percezione della minaccia e da capacità militari compatibili. La seconda riguarda invece l’attuazione concreta dell’articolo 42.7 del Trattato dell’Unione europea, la clausola di difesa reciproca che esiste formalmente ma che, secondo Draghi, non è mai stata trasformata in veri strumenti operativi, strutture di comando e piani comuni.

Dietro queste parole c’è una convinzione precisa: l’Europa non può più limitarsi a essere un gigante economico e commerciale, lasciando però la propria sicurezza nelle mani degli altri. Draghi lega apertamente la dipendenza militare dalla dipendenza politica, sostenendo che un’alleanza in cui un partner controlla la sicurezza inevitabilmente influenza anche i rapporti economici, energetici e tecnologici.

“Siamo davvero soli insieme”

Nel discorso pronunciato ad Aquisgrana, Draghi ha usato una formula destinata a pesare nel dibattito europeo dei prossimi mesi. “Per la prima volta nella memoria vivente siamo davvero soli insieme”, ha detto, descrivendo un continente che non può più contare sulle certezze geopolitiche del passato. L’ex premier non presenta però questa fase solo come un pericolo. Anzi, il cambio di atteggiamento degli Stati Uniti verso l’Europa viene letto anche come “un necessario risveglio”.

Secondo Draghi, l’Unione europea ha costruito negli anni un enorme mercato comune senza però completare davvero la propria integrazione politica e strategica. Ha ricordato i limiti del mercato unico, la frammentazione energetica, i mercati dei capitali ancora divisi e una struttura decisionale spesso troppo lenta per affrontare le crisi contemporanee. Il rischio, nella sua analisi, è che l’Europa resti economicamente forte ma geopoliticamente fragile.

Le sue parole arrivano in un momento delicatissimo, con Donald Trump tornato alla Casa Bianca, il conflitto in Ucraina ancora aperto e la crescente competizione globale tra grandi potenze. Per questo il discorso di Aquisgrana appare anche come una chiamata politica all’Europa: smettere di vivere nella convinzione che la stabilità internazionale sia garantita automaticamente e iniziare invece a costruire una propria forza autonoma, militare e strategica.

Più che un semplice intervento istituzionale, quello di Draghi sembra il manifesto di una nuova fase europea. Una fase in cui il continente dovrà decidere se restare una grande area economica protetta dagli altri oppure diventare finalmente una potenza politica capace di difendere da sola i propri interessi.

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