
Le immagini della folla radunata nelle piazze, le bandiere agitate davanti ai palchi istituzionali e i cori patriottici rilanciati dalla televisione di Stato raccontano molto più di un semplice evento sportivo. In momenti di forte tensione internazionale, lo sport torna infatti a essere uno strumento politico e simbolico, utilizzato per rafforzare identità nazionale e consenso interno.
La partenza di una nazionale verso i Mondiali 2026 si è così trasformata in un appuntamento carico di significati politici, in cui il calcio ha assunto un ruolo centrale nella comunicazione del potere. Dietro l’entusiasmo ufficiale e la celebrazione pubblica, restano però le incognite legate al quadro geopolitico, alle relazioni internazionali e ai delicati rapporti diplomatici che continuano a coinvolgere il Paese.
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La cerimonia a Teheran per la nazionale iraniana
Mercoledì la nazionale dell’Iran ha ricevuto il saluto ufficiale prima della partenza per la fase finale dei Mondiali di calcio 2026 con una grande cerimonia organizzata nella Piazza della Rivoluzione, nel cuore di Teheran.
L’evento è stato trasmesso in diretta dalla televisione di Stato e si è svolto davanti a una folla che sventolava bandiere della Repubblica islamica e intonava slogan patriottici.
I giocatori, vestiti con tute rosse e nere, sono saliti sul palco allestito per l’occasione insieme al commissario tecnico Amir Ghalenoei e al presidente della federazione calcistica Mehdi Taj.
Proprio Taj ha pronunciato uno dei passaggi più significativi della giornata: “I giocatori della nazionale che parteciperanno alla Coppa del Mondo rappresenteranno il popolo, i combattenti del Paese, la Guida Suprema e la nazione”.
Il presidente federale ha poi aggiunto: “La nostra è una nazionale di calcio in tempo di guerra, un pilastro di autorità e resistenza”.

Il calcio come simbolo politico e nazionale
La cerimonia ha assunto fin da subito i toni di una manifestazione dal forte valore propagandistico. La piazza, completamente imbandierata, è stata teatro di cori e richiami all’unità nazionale in un momento ancora segnato dalle tensioni geopolitiche degli ultimi mesi.
Tra i cartelli esposti dalla folla ce n’era uno rivolto direttamente ai calciatori: “Cantare l’inno nazionale con fermezza e senza esitazione, per il sangue dei martiri”.
Un riferimento che richiama le polemiche nate in passato attorno al comportamento di alcune rappresentative sportive iraniane durante le competizioni internazionali.
Nel corso dell’evento è stata inoltre presentata la nuova maglia ufficiale della nazionale per i Mondiali 2026, caratterizzata dalla presenza del ghepardo asiatico, simbolo storico del calcio iraniano.
Il programma dell’Iran verso i Mondiali 2026
Dopo la cerimonia ufficiale, la nazionale iraniana partirà per la Turchia, dove svolgerà il ritiro pre-mondiale e alcune amichevoli di preparazione.
Tra gli incontri già programmati figura quello contro il Gambia del 29 maggio, mentre un’altra gara sarebbe ancora in fase di definizione.
Successivamente la squadra raggiungerà gli Stati Uniti, dove prenderà parte alla fase a gironi del torneo con base operativa in Arizona.
L’esordio è previsto il 15 giugno a Los Angeles contro l’Irlanda del Nord. Seguiranno la sfida contro il Belgio il 21 giugno, sempre in California, e infine quella con l’Egitto il 26 giugno a Seattle.

I dubbi sulla partecipazione dell’Iran
La presenza dell’Iran ai Mondiali è stata a lungo considerata incerta a causa del clima internazionale e delle tensioni seguite al conflitto che ha coinvolto Stati Uniti e Israele.
Il cessate il fuoco in vigore dall’8 aprile ha contribuito ad alleggerire il quadro, anche se restano ancora elementi di forte instabilità.
Il presidente della FIFA Gianni Infantino avrebbe confermato la partecipazione della nazionale iraniana, mentre la federazione del Paese ha ribadito l’intenzione di disputare regolarmente le partite negli Stati Uniti, dopo che la richiesta di spostare il girone in Messico sarebbe stata respinta.
Nonostante ciò, il rischio di sviluppi improvvisi legati alla situazione geopolitica continua a restare sullo sfondo.
Il nodo dei visti per gli Stati Uniti
Uno dei temi più delicati riguarda la questione dei visti d’ingresso negli Stati Uniti per giocatori, dirigenti e membri dello staff iraniano.
A margine della cerimonia, il segretario generale della federazione Hedayat Mombeini ha spiegato che la situazione non sarebbe ancora stata risolta.
“Non è ancora arrivato nulla riguardo ai visti. Speriamo che la questione venga risolta entro questo lasso di tempo”, ha dichiarato alla televisione di Stato.
Mombeini ha aggiunto: “La FIFA ha fatto delle promesse e speriamo che queste promesse portino a dei risultati e che i giocatori ricevano i visti in tempo”.
Il dirigente ha poi ribadito la necessità di separare sport e politica: “Abbiamo sempre creduto che lo sport debba essere separato dalla politica”.
Le tensioni con le Guardie della Rivoluzione
Le difficoltà diplomatiche ruotano anche attorno ai rapporti di alcuni dirigenti sportivi con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, considerato entità terroristica sia negli Stati Uniti sia in Canada.
Proprio il presidente federale Mehdi Taj sarebbe stato recentemente respinto all’ingresso in Canada in occasione del congresso FIFA, alimentando ulteriori timori sulla possibilità che alcuni membri della delegazione iraniana possano incontrare ostacoli analoghi negli Stati Uniti.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva infatti dichiarato che nessuna persona collegata alle Guardie della Rivoluzione sarebbe autorizzata a entrare nel Paese.
Per questo motivo, nonostante la partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026 appaia oggi più probabile rispetto alle settimane precedenti, il quadro resta ancora complesso e strettamente legato all’evoluzione delle tensioni internazionali.


