
Nuove ombre e vecchie contraddizioni tornano ad alimentare il caso di Garlasco, al centro della puntata di Mattino Cinque andata in onda venerdì 15 maggio. In studio, Federica Panicucci e gli ospiti della trasmissione hanno analizzato alcuni dettagli relativi al racconto fornito da Andrea Sempio sul giorno dell’omicidio di Chiara Poggi, soffermandosi in particolare su un elemento ritenuto insolito: il fatto che quel 13 agosto 2007 il giovane non avrebbe pranzato.
A riaccendere il dibattito sono state due dichiarazioni della madre di Sempio, rilasciate a distanza di appena tre settimane ma considerate profondamente discordanti. Nella versione fornita il 15 settembre, la donna raccontò che il figlio era rientrato a casa dicendo: “Non ho fame”. Alla richiesta di spiegazioni, avrebbe aggiunto: “Mi sono bevuto mezzo litro d’acqua”, riferendo di aver ricevuto una bottiglietta in un bar durante la mattinata.
Una ricostruzione che però collide con quanto dichiarato dalla stessa madre il 25 agosto precedente. In quell’occasione, infatti, il racconto era apparso completamente diverso: “Eravamo d’accordo che sarebbe arrivato a casa a mezzogiorno per il pranzo, ma alle 11.30 non è arrivato… è arrivato, ha mangiato normalmente”. Due versioni incompatibili, finite ora sotto la lente di osservatori e opinionisti televisivi.

Nel corso della trasmissione, Federica Panicucci ha evidenziato proprio la stranezza di quel comportamento: “Strano, proprio il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi lui non aveva fame e non pranza”, ha osservato la conduttrice. Un dettaglio apparentemente marginale ma che, secondo alcune ipotesi discusse in studio, potrebbe assumere un significato diverso se inserito nel contesto emotivo di una giornata segnata da un delitto tanto violento.
Secondo la lettura avanzata durante il programma, un ragazzo di 19 anni potenzialmente sconvolto o agitato da quanto accaduto potrebbe aver avuto “lo stomaco chiuso”. Un’ipotesi che si inserisce però in un quadro più ampio di presunte incongruenze legate agli spostamenti e alle dichiarazioni di Sempio nelle ore dell’omicidio.
Tra i punti più discussi resta infatti il racconto della trasferta a Vigevano. Sempio ha sostenuto di essersi recato lì per acquistare un libro, trovando però la libreria chiusa. Successivamente avrebbe preso un caffè e una bottiglietta d’acqua in un bar della zona. Tuttavia, di quella mattinata sarebbe rimasto soltanto lo scontrino del parcheggio, con orario delle 10.18, mentre non esisterebbero ricevute o prove relative alla consumazione nel locale.
Secondo quanto emerso nel dibattito televisivo, la Procura considererebbe il suo alibi “chiuso nel triangolo familiare”, cioè sostenuto esclusivamente da dichiarazioni provenienti dall’ambiente domestico e privo di conferme esterne indipendenti. Un elemento che continua a far discutere gli analisti del caso, soprattutto alla luce delle numerose riletture investigative degli ultimi anni.
Ulteriori interrogativi riguardano poi alcune intercettazioni attribuite a Sempio, nelle quali il giovane parlerebbe del sangue presente sulla scena del crimine alternando riferimenti in terza persona a espressioni considerate ambigue. In particolare, ha suscitato attenzione il passaggio dal riferimento a “Stasi” alla frase “quando sono andato io”, interpretata da alcuni come un possibile lapsus, anche se il significato reale resta oggetto di interpretazioni.
A sollevare dubbi è anche il tragitto descritto da Sempio tra casa della nonna e la propria abitazione. Secondo alcune ricostruzioni, quel percorso lo avrebbe portato nuovamente a transitare davanti alla villetta di Chiara Poggi, circostanza ritenuta poco logica da chi analizza i movimenti di quella mattina. Elementi che, a quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, continuano a riaprire interrogativi mai del tutto sopiti.


