
Sono stati individuati i corpi dei quattro sub italiani scomparsi giovedì scorso durante un’immersione alle Maldive. La conferma è arrivata dalle autorità locali dopo la ripresa delle operazioni di ricerca nel sito subacqueo di Cave Dive, nell’Atollo Vaavu, dove si è consumata la tragedia che da giorni tiene con il fiato sospeso familiari e soccorritori.
Le salme dei quattro dispersi sono state localizzate all’interno del terzo segmento della grotta, un’area particolarmente complessa e pericolosa da raggiungere. A causa delle forti correnti marine e delle condizioni considerate troppo rischiose per immersioni profonde in sicurezza, le operazioni sono state effettuate utilizzando un ROV, un veicolo sottomarino telecomandato impiegato nelle missioni ad alto rischio.

Sul posto è arrivata anche una squadra specializzata composta da tre sommozzatori finlandesi della società Dan Europe, impegnata nelle attività insieme alla Guardia Costiera delle Maldive, alla missione nazionale di soccorso e alle unità della polizia maldiviana. Le autorità stanno coordinando con estrema cautela ogni fase dell’intervento per evitare ulteriori incidenti in una zona considerata estremamente insidiosa.
A spiegare la strategia operativa è stato il portavoce della Presidenza maldiviana, Mohamed Hussain Shareef, precisando che in questa fase verranno effettuate soprattutto ispezioni tecniche e procedure di familiarizzazione con il sito, senza procedere immediatamente con immersioni profonde. Una scelta dettata dall’elevato livello di rischio presente nella grotta sottomarina.
Le ricerche erano infatti state sospese nei giorni scorsi dopo un altro drammatico episodio: la morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhy, uno dei sommozzatori più esperti della Guardia Costiera maldiviana. Il militare aveva preso parte alle operazioni di soccorso ed è deceduto a causa di una malattia da decompressione, evento che ha ulteriormente evidenziato la pericolosità dell’area.

La vicenda ha scosso profondamente sia le Maldive sia l’Italia, trasformando quella che doveva essere un’immersione esplorativa in una tragedia internazionale. La grotta di Cave Dive, già nota tra gli appassionati per le sue caratteristiche tecniche estreme, presenta passaggi stretti, forti correnti e condizioni ambientali che rendono ogni intervento particolarmente delicato.
Il ritrovamento dei corpi mette fine a giorni di angoscia per le famiglie dei quattro sub italiani, che avevano seguito con speranza le operazioni di ricerca. Nelle ultime ore i soccorritori hanno intensificato le attività utilizzando tecnologie avanzate proprio per evitare ulteriori rischi ai team impegnati sott’acqua.
Le autorità maldiviane, supportate dagli specialisti internazionali, stanno ora lavorando al recupero delle salme e alla ricostruzione dettagliata della dinamica dell’incidente. L’obiettivo è capire cosa sia accaduto durante l’immersione e quali fattori abbiano impedito ai quattro sub di riemergere.
Restano ancora molti interrogativi sulle ultime fasi dell’escursione subacquea, ma il ritrovamento dei corpi segna un punto decisivo nelle indagini e chiude una delle operazioni di ricerca più difficili degli ultimi anni nell’arcipelago delle Maldive.


