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“La notizia dall’ospedale!”. Follia a Modena: cosa sta succedendo

Pubblicato: 18/05/2026 12:56

Ci sono storie che, prima ancora di arrivare nelle aule giudiziarie o nelle ricostruzioni ufficiali, attraversano le comunità locali lasciando dietro di sé silenzi, contraddizioni e versioni frammentate. Nei piccoli centri, dove tutti si conoscono almeno di vista, ogni vicenda personale finisce per intrecciarsi con la memoria collettiva, diventando racconto condiviso e, allo stesso tempo, difficile da definire con certezza.

Nel caso di episodi di forte impatto, come quello avvenuto a Modena, la narrazione si divide spesso tra ciò che emerge dalle testimonianze e ciò che resta nel campo delle ipotesi. È in questo spazio incerto che si colloca il profilo di chi viene descritto dopo i fatti, tra ricordi, giudizi e percezioni di una comunità che prova a rimettere insieme i pezzi.
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Il profilo di Salim El Koudri a Ravarino

A Ravarino, nel Modenese, il nome di Salim El Koudri era noto a molti, ma oggi, secondo quanto emerge dalle testimonianze raccolte in paese, prevale un atteggiamento di distanza e reticenza.

Il trentunenne, indicato come l’uomo che a Modena avrebbe travolto un gruppo di pedoni con una Citroen C3 grigio antracite, viene descritto come una persona progressivamente chiusa in sé stessa, segnata da frustrazione e isolamento. Un profilo che, secondo chi lo conosceva, sarebbe cambiato nel tempo fino a diventare sempre più distante dalla vita sociale del paese.

Lavoro, isolamento e il periodo della pandemia

Secondo le ricostruzioni raccolte sul territorio, una fase cruciale sarebbe iniziata durante gli anni della pandemia. La perdita di un contratto di lavoro a termine e un periodo prolungato di inattività avrebbero rappresentato, per El Koudri, un punto di svolta difficile da elaborare.

“Non ti vogliono perché non sei come loro”, sarebbe diventato un pensiero ricorrente attribuito al giovane, segnando un progressivo allontanamento dal contesto sociale e lavorativo.

Nel bar della frazione, il bar Rami, il trentunenne veniva visto spesso da solo, impegnato in lunghe conversazioni telefoniche in francese e senza interazioni significative con gli altri presenti. Un quadro di solitudine che, secondo alcuni testimoni, si sarebbe consolidato nel tempo.

Un presunto amico tunisino ha descritto così la sua condizione: “Salim era incazzato, sempre di più. Sai che significa per uno come lui, intelligente, laureato, starsene a casa ancora con i genitori, vedere le loro facce? Aveva voglia di fare qualcosa, di farsi vedere”. E ancora: “Glielo faccio vedere io agli italiani, glielo faccio vedere a questi maledetti cristiani”.

Si tratta di affermazioni che restano da verificare e che, al momento, rappresentano solo una delle molte voci emerse attorno alla sua figura, ma che contribuiscono a delineare il clima di tensione e rabbia percepito da alcuni conoscenti.

Il silenzio del paese e le reazioni della comunità

A Ravarino oggi prevale il silenzio. Molti abitanti preferiscono non commentare direttamente la vicenda, mentre altri esprimono giudizi legati soprattutto alle condizioni di salute mentale del giovane e alla gestione del caso da parte delle autorità.

Tra i commenti raccolti si registra anche quello di alcuni residenti di origine straniera, che pongono l’attenzione sulla necessità di interventi preventivi: “Il ragazzo non stava bene di testa, perché lo hanno lasciato andare in giro? La colpa è loro”.

Secondo le testimonianze, nel tempo El Koudri avrebbe progressivamente interrotto le relazioni sociali, fino a smettere anche di salutare i vicini. Una chiusura che avrebbe alimentato la percezione di un isolamento sempre più marcato.

La storia familiare e il contesto sociale

La sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, ha ricostruito il percorso della famiglia, arrivata dal Marocco nel 2000. Un nucleo familiare che, secondo la prima cittadina, avrebbe seguito un percorso di integrazione regolare: scuola, università e vita comunitaria.

“Le abbiamo riaperte dopo 50 anni”, ha dichiarato la sindaca riferendosi alle scuole medie cittadine, inserendo la vicenda nel contesto più ampio della comunità locale.

Nonostante questa apparente normalità, chi ha conosciuto il giovane parla di una progressiva frattura personale, difficile da cogliere dall’esterno ma sempre più evidente nel corso degli anni.

Il caso di Salim El Koudri resta ora al centro dell’attenzione giudiziaria e investigativa, mentre sul territorio emergono ricostruzioni e testimonianze che contribuiscono a delineare un profilo complesso, ancora tutto da definire nelle sedi competenti.

Intanto, le condizioni dei pazienti coinvolti in un grave episodio avvenuto nel centro di Modena restano al centro dell’attenzione sanitaria e medica. Il quadro clinico, aggiornato dalle aziende sanitarie, evidenzia una situazione ancora complessa, con diversi ricoveri in terapia intensiva e prognosi che, nella maggior parte dei casi, rimangono riservate.

In questi casi, il tempo medico e quello clinico seguono ritmi diversi da quelli della cronaca. Ogni ora può portare piccoli segnali di miglioramento o confermare la gravità delle lesioni riportate, mentre i reparti di rianimazione continuano a lavorare su quadri di estrema delicatezza.

Le condizioni dei pazienti tra Modena e Bologna

Dei cinque feriti nell’investimento avvenuto sabato pomeriggio in centro a Modena, quattro persone risultano ancora ricoverate tra gli ospedali di Baggiovara e Bologna, tutte con prognosi riservata, secondo il bollettino congiunto diffuso dalle aziende sanitarie.

All’ospedale Maggiore di Bologna sono ricoverati due coniugi italiani di 55 anni, entrambi in rianimazione. Le loro condizioni vengono definite stabili, ma la situazione clinica resta seria.

La donna presenta diversi traumi ed è in lieve miglioramento, pur rimanendo in condizioni critiche e con prognosi riservata. L’uomo, anch’egli politraumatizzato, è stabile e non più in immediato pericolo di vita, ma la prognosi rimane comunque riservata.

I ricoveri all’ospedale di Baggiovara

Per quanto riguarda i pazienti ricoverati all’ospedale Civile di Baggiovara a Modena, il quadro clinico presenta alcune differenze.

La donna tedesca di 69 anni, colpita in modo particolarmente grave durante l’investimento, mostra segni di progressivo miglioramento. È stata infatti staccata dai supporti ventilatori e respira autonomamente, pur rimanendo in una condizione complessiva di gravità e con prognosi ancora riservata.

Secondo quanto riportato, si tratta della persona colpita per ultima dall’auto guidata da Salim El Koudri, nell’impatto in cui ha riportato lesioni estremamente serie, tra cui l’amputazione di entrambi gli arti inferiori.

La donna di 53 anni, cittadina polacca, resta anch’essa in condizioni gravi ma stabili. Anche per lei la prognosi rimane riservata, in attesa dell’evoluzione clinica nelle prossime ore e giorni.

Il paziente con trauma facciale e il quadro clinico complessivo

Completa il quadro il paziente italiano di 59 anni, ricoverato sempre a Baggiovara, che ha riportato un trauma facciale.

Per lui i medici confermano una prognosi già indicata di circa 30 giorni, con condizioni cliniche attualmente stabili e un quadro generale definito buono rispetto alla fase acuta iniziale.

Una situazione ancora sotto stretta osservazione

Nel complesso, il bilancio sanitario resta delicato: la maggior parte dei feriti coinvolti nell’episodio di Modena si trova ancora in condizioni serie, con prognosi riservata e monitoraggio continuo nei reparti di terapia intensiva.

Le prossime ore saranno decisive per valutare l’evoluzione dei casi più gravi, mentre il personale medico continua a lavorare su pazienti politraumatizzati che presentano quadri clinici complessi e in costante aggiornamento.

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