
Ci sono episodi che scuotono una città non soltanto per la violenza improvvisa dei fatti, ma anche per le domande che lasciano aperte. Quando un’auto piomba sui passanti in pieno centro urbano, il primo pensiero corre alle vittime, alla paura di chi si trovava in strada e ai soccorritori intervenuti nel caos dei minuti successivi. Poi, lentamente, emergono i dettagli sul contesto umano e sanitario che potrebbe aver preceduto il gesto.
Dietro casi di questo tipo si apre spesso un tema più ampio, quello della salute mentale e della fragilità dei percorsi di assistenza. Un equilibrio che può spezzarsi nel silenzio, soprattutto quando una terapia viene interrotta o il rapporto con le strutture sanitarie si interrompe. Elementi che, secondo gli specialisti, possono diventare decisivi nel peggioramento di condizioni psichiche già presenti.
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L’ipotesi dello stop ai farmaci
L’uomo al centro dell’inchiesta è Salim El Koudri, il giovane che avrebbe travolto alcuni passanti nel centro di Modena. Nelle ore successive ai fatti, gli investigatori hanno cercato di ricostruire il suo stato psicologico e sanitario, mentre prende corpo l’ipotesi di una possibile interruzione della terapia farmacologica che lo avrebbe seguito negli ultimi anni.
A delineare questo scenario è Alessandro Bertolino, professore ordinario di Psichiatria all’Università di Bari, che in un’intervista all’ANSA ha spiegato come la sospensione dei farmaci possa aver provocato una riacutizzazione dei sintomi psicotici. Secondo lo specialista, l’uomo potrebbe aver sviluppato deliri, allucinazioni e convinzioni persecutorie tali da alterare profondamente la percezione della realtà.
Un quadro che, sempre secondo l’esperto, non sarebbe compatibile con una diagnosi di disturbo schizoide di personalità, ipotesi circolata nelle prime ore dopo l’accaduto. Bertolino sottolinea infatti che chi soffre di quel disturbo presenta generalmente isolamento sociale e una ridotta espressività emotiva, caratteristiche considerate differenti rispetto agli elementi emersi finora.

Il legame con il Centro di salute mentale
Uno degli aspetti al centro dell’attenzione riguarda il percorso sanitario seguito da Salim El Koudri negli ultimi anni. Il sindaco di Modena ha confermato che il giovane era stato preso in carico da un Centro di salute mentale tra il 2022 e il 2024. Successivamente, però, il rapporto con la struttura si sarebbe interrotto.
Secondo gli specialisti, se durante quel periodo fossero già stati presenti sintomi deliranti, la terapia farmacologica potrebbe essere stata prescritta proprio per contenerli. La sospensione delle cure avrebbe quindi potuto favorire una nuova fase di crisi psicotica.
Gli accertamenti medici effettuati dopo l’investimento avrebbero inoltre escluso l’assunzione di sostanze psicotrope, elemento che rafforza l’attenzione degli investigatori sulle condizioni psichiatriche dell’uomo e sul possibile abbandono del percorso terapeutico.
Il tema dell’assistenza psichiatrica in Italia
La vicenda riporta al centro del dibattito anche la situazione della psichiatria italiana e delle strutture dedicate alla salute mentale. Negli ultimi anni il sistema ha dovuto fare i conti con carenze di personale, riduzione dei servizi e difficoltà nel seguire in modo continuativo i pazienti più fragili.
Il caso di Modena si inserisce infatti in un contesto nazionale complesso. Il nuovo Piano di azioni per la salute mentale è stato approvato dalla Conferenza Stato-Regioni soltanto alla fine del 2025, dopo oltre un decennio dall’ultimo aggiornamento. Nel frattempo, secondo i dati del ministero della Salute, il numero dei nuovi utenti presi in carico dalle strutture pubbliche è diminuito.
Una parte dei pazienti si sarebbe rivolta a percorsi privati, mentre altri avrebbero semplicemente interrotto le cure. Una realtà che, secondo molti esperti del settore, rischia di lasciare senza supporto continuativo persone che necessitano invece di monitoraggio costante e assistenza specialistica.A Ravarino lo vedevano ogni giorno. Sempre gli stessi movimenti, gli stessi orari, gli stessi gesti ripetuti quasi in modo ossessivo. Il pacchetto di sigarini da tre euro, il gratta e vinci da un euro, le lunghe pause davanti all’espositore senza parlare con nessuno. Dopo l’orrore di Modena, nel piccolo comune alle porte della città emiliana tutti stanno cercando di ricostruire i dettagli di una presenza che ormai consideravano familiare e allo stesso tempo inquietante. Di Salim El Koudri, il 31enne che sabato ha travolto la folla in via Emilia Centro ferendo otto persone, molti oggi ripetono la stessa frase: “Si vedeva che non stava bene”.
Le testimonianze raccolte nel paese disegnano il ritratto di un uomo sempre più isolato, chiuso e nervoso. In tabaccheria raccontano che passava due volte al giorno e che spesso restava immobile per minuti davanti ai gratta e vinci. Il gestore riferisce anche un episodio avvenuto pochi giorni prima della tragedia, quando El Koudri avrebbe tentato di entrare nel locale a torso nudo dopo essersi tolto la maglietta all’esterno. Un comportamento che aveva aumentato il senso di disagio tra i commercianti della zona, soprattutto tra le dipendenti del turno mattutino, che avrebbero avuto paura di lui.
Il racconto del quartiere
Nel quartiere Loberso, dove viveva con la famiglia, il giudizio di molti residenti è netto. C’è chi lo definisce “strano”, chi usa parole ancora più dure come “matto” o “completamente fuori di melone”. I vicini raccontano di continue partenze in auto seguite da ritorni dopo pochi minuti, ripetuti decine di volte nella stessa giornata. Altri ricordano le sue lunghe telefonate fatte camminando avanti e indietro per strada, quasi sempre da solo, senza mai socializzare davvero con nessuno.
Eppure, accanto alle descrizioni del comportamento sempre più inquieto di El Koudri, emerge anche un quadro molto diverso sulla sua famiglia. I vicini parlano dei genitori come di persone riservate, educate e lavoratrici. Dopo il fatto, però, la casa sarebbe stata svuotata rapidamente: secondo alcuni residenti, madre e padre avrebbero lasciato la zona già la sera stessa della tragedia caricando tutto su un furgone. Nessuno sa con certezza dove siano andati.
Nessun legame con l’estremismo
Nel territorio molti sottolineano che il 31enne non era conosciuto per attività politiche o religiose radicali. Il referente della comunità islamica locale ha spiegato di non averlo mai visto frequentare l’associazione religiosa della zona e ha descritto il padre come “una persona per bene”. Anche il Comune conferma di non aver mai ricevuto segnalazioni sui suoi comportamenti né richieste di intervento dei servizi sociali.
Nel frattempo proseguono le indagini sull’attacco di Modena. Gli investigatori stanno cercando di capire se dietro il gesto ci fosse un vero piano o piuttosto un crollo personale e psicologico maturato nel tempo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso, almeno per ora, la pista del terrorismo, parlando piuttosto di un possibile “rancore antisistema”. Intanto El Koudri continua a rimanere in silenzio davanti agli inquirenti.


