
Con la stretta appena entrata in vigore sulla micromobilità elettrica, il dibattito sulla sicurezza stradale si sposta ora sulle biciclette. Dopo mesi di polemiche su monopattini e mezzi elettrici, in Parlamento prende forma una proposta destinata a far discutere automobilisti e ciclisti: nuove regole per chi viaggia su due ruote, tra obblighi, identificazione dei mezzi e norme più rigide sulla circolazione.
Al centro della discussione c’è la proposta di legge presentata dal deputato di Forza Italia Roberto Pella, presidente della Lega ciclismo professionistico. Il testo, già assegnato alla Commissione Trasporti della Camera, punta a modificare il Codice della strada introducendo misure che riguardano direttamente la sicurezza dei ciclisti, la convivenza con le auto e la tracciabilità delle biciclette.
Uno dei punti più delicati riguarda la tutela degli atleti durante gli allenamenti. La proposta prevede infatti la possibilità di autorizzare ufficialmente una scorta tecnica anche per le sessioni di preparazione su strade aperte al traffico, non soltanto per le gare. L’obiettivo è offrire maggiore protezione ai gruppi di ciclisti professionisti e amatoriali, spesso coinvolti in incidenti gravi lungo le arterie italiane.

Tra le novità più discusse compare poi la cosiddetta “targa invisibile”. Non si tratterebbe di una targa classica come quella delle automobili, ma di un codice identificativo univoco inciso sul telaio della bici già in fase di produzione. Il codice verrebbe registrato presso la Motorizzazione e servirebbe soprattutto per contrastare il mercato delle biciclette rubate e certificare i passaggi di proprietà tra privati.
Il provvedimento interviene anche sulla marcia affiancata dei ciclisti. Oggi il Codice della strada consente di pedalare in coppia solo nei centri abitati, mentre fuori città è obbligatoria la fila indiana salvo rare eccezioni. La proposta Pella allargherebbe invece la possibilità di procedere affiancati anche sulle strade extraurbane, ma solo a precise condizioni: carreggiata sufficientemente larga, gruppi di massimo dieci persone e possibilità per le auto di mantenere almeno 1,5 metri di distanza laterale durante il sorpasso.
Ed è proprio qui che emergono i dubbi maggiori. Su molte strade italiane, spesso strette e con carreggiate ridotte, rispettare la distanza minima significherebbe per le auto invadere completamente la corsia opposta. Nei tratti con linea continua o sulle provinciali più strette, la convivenza tra automobilisti e gruppi di ciclisti potrebbe quindi diventare particolarmente complicata. Secondo i sostenitori della riforma, però, pedalare affiancati renderebbe i ciclisti più visibili e consentirebbe sorpassi più rapidi e sicuri.
La proposta introduce inoltre un nuovo obbligo sulla visibilità. Tutte le biciclette dovrebbero mantenere sempre accesa una luce rossa posteriore, fissa o lampeggiante, sia di giorno sia di notte. Una misura pensata per aumentare la sicurezza passiva dei ciclisti, soprattutto sulle strade extraurbane e nei tratti meno illuminati.
Altro tema destinato a far discutere è quello del casco obbligatorio. La norma lo imporrebbe ai minori di 18 anni e a tutti coloro che utilizzano pedali con aggancio rapido, tipici del ciclismo sportivo. Non quindi un obbligo generalizzato, ma una misura mirata soprattutto a chi pratica attività agonistica o utilizza biciclette da corsa. Chi circola senza casco omologato e correttamente allacciato rischierebbe multe comprese tra 42 e 173 euro.
Infine, la proposta guarda anche alla formazione degli automobilisti. Nei test per la patente potrebbero entrare domande specifiche dedicate alle biciclette, ai diritti dei ciclisti e ai comportamenti corretti da tenere durante sorpassi e incroci. L’iter parlamentare è ancora alle battute iniziali e i tempi non saranno brevi, ma dopo la rivoluzione sui monopattini il governo sembra intenzionato a mettere mano anche al mondo delle biciclette, nel tentativo di trovare un equilibrio tra libertà di circolazione e sicurezza stradale.


