
Massimo Giannini torna all’attacco di Giorgia Meloni e lo fa dagli studi di Otto e mezzo, su La7, durante una discussione sui quattro anni di governo della leader di Fratelli d’Italia. Un intervento durissimo, quello dell’editorialista di Repubblica, che ha descritto la premier come un «pulcino bagnato», sostenendo che il governo sia ormai in affanno e non abbia più nulla da dire al Paese.

Cosa ha detto Giannini
Secondo Giannini, Meloni avrebbe attraversato una fase politica segnata da sconfitte e arretramenti: dal referendum definito disastroso, al prezzo pagato per il suo presunto trumpismo, fino al declino delle destre europee legate a Orbán. Da qui il giudizio sulla premier, descritta come una leader «in difesa», capace solo di rivendicare risultati che, secondo lui, gli italiani non percepirebbero nella vita quotidiana.
L’affondo è proseguito sui dati economici richiamati dal governo: Borsa, occupazione, spread. Per Giannini sarebbero argomenti ormai consumati, una «minestra riscaldata», mentre l’esecutivo sarebbe in una fase di disgregazione interna e incapace di decidere. Una lettura che ha immediatamente acceso il dibattito in studio e provocato la replica di Italo Bocchino.
Il direttore editoriale del Secolo d’Italia ha ribaltato completamente il ragionamento, sostenendo che stabilità, valore della Borsa raddoppiato, disoccupazione ai minimi e spread basso non siano affatto dettagli marginali, ma elementi concreti che incidono sulla vita quotidiana degli italiani. Bocchino ha ricordato che un milione di famiglie con uno stipendio in più guarda con interesse ai dati sull’occupazione, così come chi ha un mutuo o un’impresa osserva con attenzione l’andamento dello spread e del costo del credito.
Il nodo politico, però, resta soprattutto un altro. Per una parte del commentariat italiano, certi risultati sembrano avere valore soltanto quando vengono ottenuti da governi graditi al centrosinistra o da esecutivi di larghe intese. Quando invece a rivendicarli è il governo Meloni, diventano improvvisamente irrilevanti, se non addirittura sospetti. E il confronto televisivo andato in scena su La7 è sembrato l’ennesima dimostrazione di questo schema.


