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Conte-Napoli, è finita davvero: De Laurentiis prepara il ritorno di Sarri

Pubblicato: 19/05/2026 07:41

C’erano le facce tirate già da settimane, i silenzi sempre più lunghi, le dichiarazioni pronunciate come se ogni parola dovesse pesare il doppio. E soprattutto c’era quella sensazione strana che accompagna le storie finite prima ancora dell’annuncio ufficiale. Perché nel calcio, quasi sempre, le separazioni arrivano molto prima dei comunicati. Arrivano nei dettagli, nelle assenze, nelle mezze frasi. E così il rapporto tra Antonio Conte e il Napoli sembra ormai arrivato all’ultimo chilometro.

Domenica contro l’Udinese dovrebbe andare in scena il congedo definitivo. Un addio che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile, soprattutto dopo lo scudetto, la vittoria della Supercoppa italiana e il ritorno in Champions League. E invece il ciclo è già ai titoli di coda. Un film già visto nella carriera dell’allenatore leccese, capace di trasformare le squadre in macchine da guerra ma anche di consumarsi rapidamente dentro tensioni, aspettative e logoramenti continui.

De Laurentiis pensa a Sarri

Il presidente Aurelio De Laurentiis da tempo avrebbe capito che la rottura era inevitabile. E infatti si starebbe già muovendo per il futuro. In pole position, sempre più nettamente, ci sarebbe il ritorno di Maurizio Sarri, il tecnico del calcio spettacolo, dei 91 punti e dello scudetto soltanto sfiorato nel 2018 contro la Juventus di Allegri.

Sarebbe una scelta quasi simbolica. Dopo il biennio del pragmatismo, della tensione continua e della cultura del risultato imposta da Conte, il Napoli potrebbe tornare a inseguire il culto del gioco e dell’estetica. Un ritorno romantico ma anche profondamente politico, perché significherebbe cambiare ancora una volta identità tecnica ed emotiva nel giro di pochissimo tempo.

De Laurentiis avrebbe valutato anche altri nomi. Ci sono stati contatti e sondaggi con Massimiliano Allegri, oltre alle piste che portano a Palladino, Pioli, Maresca e Grosso. Ma il nome che più accende la fantasia della piazza resta quello del vecchio Comandante. E forse non è un caso che il presidente stia lavorando proprio sulla nostalgia, in un momento in cui il rapporto tra squadra e ambiente appare nuovamente fragile.

Il peso delle aspettative

Il vero problema di Conte a Napoli è stato probabilmente questo: la normalità della vittoria è diventata pretesa. Dopo il trionfo del 2023 e il quarto scudetto conquistato dodici mesi fa, la piazza ha smesso di considerare eccezionale stare in alto. E così persino un secondo posto e una qualificazione in Champions sono stati vissuti da una parte dell’ambiente come una delusione.

Il tecnico si è trovato a lavorare in mezzo a un clima diventato improvvisamente pesante. Le critiche sugli infortuni, sul gioco, sulla preparazione atletica e sul mercato hanno accompagnato praticamente tutta la stagione. E dentro questo contesto il silenzio della società è stato interpretato come una presa di distanza.

Eppure il Napoli ha convissuto per mesi con una situazione di emergenza quasi permanente. Lukaku fuori a lungo, Anguissa, De Bruyne e Rrahmani assenti per mesi, oltre ai problemi fisici di Lobotka, McTominay, Di Lorenzo e altri protagonisti della rosa. Una squadra tra le più esperte del campionato che si è progressivamente svuotata fisicamente nel corso della stagione.

Conte avrebbe comunicato già ad aprile la propria intenzione di lasciare, rinunciando anche ai due anni residui di contratto e a un ingaggio molto pesante. De Laurentiis avrebbe provato a convincerlo a restare, ma senza forzare davvero. Segno che anche il presidente, probabilmente, considera conclusa la parabola del “contismo” a Napoli.

Adesso resta soltanto l’ultima partita e poi arriverà il momento degli annunci. Con una sensazione inevitabile che aleggia sopra Fuorigrotta: il Napoli ha vinto molto, ma non è mai riuscito davvero a diventare la squadra di Conte. E Conte, forse, non è mai riuscito davvero a diventare uomo di Napoli.

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